Il Disegno di legge 169 “piste sci” approvato dalla II Commissione

Centrodestra compatto a sostenere il provvedimento portato dall’assessore regionale alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini, all’esame della II Commissione del Consiglio Regionale presieduta da Alberto Budai (Lega), quanto a una ripensata disciplina degli impianti a fune, delle aree sciabili attrezzate e delle piste destinate alla pratica degli sport sulla neve in Friuli Venezia Giulia, nonché la sicurezza nelle discipline sportive invernali come prevista da legge nazionale. Le Opposizioni, invece, hanno sollevato le medesime perplessità avanzate nel corso della seduta di lunedì scorso, 27 giugno, e al disegno di legge 169 hanno dato voto di astensione.

Relatori per l’Aula, a metà luglio, saranno per la maggioranza Stefano Mazzolini (Lega) e per la minoranza Enzo Marsilio (Pd).

Il testo non giungerà in Assemblea già modificato, ma Bini ha anticipato che vi saranno emendamenti su alcuni punti dopo le perplessità sollevate dai portatori di interesse e dai consiglieri, tra cui non considerare la montagna solo come turismo invernale ma per 365 giorni all’anno, inserire disposizioni per l’accesso alle persone disabili, nonché piste oggi escluse come quelle di fondo. “Ma sia chiaro – ha sottolineato l’assessore, riprendendo un appunto in tal senso dei consiglieri Marsilio e Sergio Bolzonello (Pd) – che sono soldi pubblici e vanno spesi con attenzione; includeremo le piste di fondo ma non qualunque, solo quelle che possono portare sviluppo a tutto il territorio”.

“Ci vuole una visione chiara e generale, e non di rincorsa alle singole aspettative”, aveva infatti detto Marsilio dopo aver avanzato critiche sui limiti di considerare un turismo montano solo invernale, sul prevedere un elenco di Comuni che tiene conto solo dello stato attuale della presenza di impianti sciistici, sui contenuti del Piano neve dove si parla di attività di pianificazione finalizzata a razionalizzare e ottimizzare impianti e piste.

Critiche rispetto alle quali Bolzonello, dopo aver rimarcato che, così scritto, il ddl non si presta ad essere uno strumento di lavoro unico per la pianificazione del turismo montano, ha sottolineato come sia un errore escludere la Valcellina per la parte di Barcis e ha aggiunto nuovamente le perplessità sul futuro di PromoTurismoFvg. “Il provvedimento ne sancisce la fine – ha sentenziato – perché dovrebbe essere un ente di indirizzo, invece questo ruolo lo si porta nella direzione regionale delle Attività produttive”.

Esplicita la risposta di Bini: “Il ruolo di indirizzo è in capo all’assessore alle Attività produttive, meglio se assieme alla Giunta, su quelle che devono essere le politiche di sviluppo turistico piuttosto che economico. Ciò significa che, almeno per questa legislatura, la linea di indirizzo la dà il sottoscritto. A cascata, seguendo la gerarchia, c’è la direzione centrale che ha una funzione di vigilanza e controllo nei confronti di PromoTurismoFvg, il quale altro non è che il braccio operativo delle scelte dettate dalla politica e dall’amministrazione regionale”.

Prima della votazione finale, non sono mancati neppure degli appunti puntuali e tecnici da parte di Marsilio e Bolzonello a singoli commi dei 47 articoli, su molti dei quali è già stato detto che sarà fatta una valutazione per l’Aula da parte dell’assessore e dei suoi funzionari.