L’uomo e il clima delle Alpi nel libro di Alex Cittadella presentato a Tolmezzo

Com’è cambiato il clima sulle nostre montagne? E soprattutto, come l’uomo ha convissuto con le trasformazioni che hanno attraversato i millenni? A queste domande risponde Alex Cittadella nel suo libro Il cielo delle Alpi, edito da Laterza in collaborazione con il Club alpino italiano, che sarà presentato a Tolmezzo mercoledì 5 ottobre alle 20.30 nella sede del CAI in via Val di Gorto, 19.

Nel corso dell’appuntamento, organizzato dalla Sezione del Club Alpino Italiano di Tolmezzo, l’autore dialogherà con Alessandro Pastore,  presidente del Centro operativo editoriale del CAI, nonché uno fra i più importanti studiosi italiani dell’età moderna, e fra i maggiori storici dell’alpinismo e delle Alpi in Italia.

Il saggio di Cittadella ripercorre e ricostruisce in dodici tappe il rapporto che l’uomo ha instaurato con il clima delle Alpi nel corso dei secoli, attraverso le vicende di alcuni fra i personaggi più noti del passato e del presente.
L’autore cerca di comprendere cosa pensava Ötzi dell’ambiente in cui viveva e in cui trovò la morte, le circostanze in cui nacque l’idea di Annibale di valicare i passi alpini e le tipologie di esseri magici e religiosi a cui si sono da sempre votati i Walser per vivere fra le nevi e i ghiacci del Monte Rosa.

Andando avanti con i secoli, il libro indaga i fenomeni atmosferici e climatici che incantarono Leonardo da Vinci di fronte alle Alpi o, ancora, le osservazioni, gli studi e le rappresentazioni del clima alpino tra Sette e Ottocento effettuate da de Saussure, Napoleone, Turner e Segantini.
Per quanto riguarda i tempi più vicini a noi, possiamo seguire le modalità con le quali Mario Rigoni Stern e Pierluigi Cappello hanno raccontato l’ambiente alpino e i suoi significati per i più grandi alpinisti del Novecento, Walter Bonatti e Reinhold Messner.  Il cielo delle Alpi, dunque, percorre il tempo e lo spazio narrandoli dall’interno, attraverso lo sguardo e le sensazioni di coloro che più di tutti sono entrati nell’immaginario collettivo come i veri conoscitori delle Alpi.