Covid, a rischio chiusura il 33% delle imprese artigiane femminili

Il 67,5% delle oltre 5mila imprese artigiane femminili di Confartigianato è impegnata nei servizi alla persona, tra i quali quelli del benessere e della ristorazione con annessa filiera, i più colpiti dalla crisi pandemica. «Se ne stanno andando 1.700 aziende, non possiamo restare inerti», afferma la presidente del Movimento Donna Imprese Fvg, Filomena Avolio (nella foto), che rilancia il Dossier di proposte presentato agli Stati generali della famiglia a ottobre: detassazione del lavoro femminile, sostenere il caregiver favorire, le start up e consolidare lo sviluppo delle imprese 

Un terzo delle imprese artigiane al femminile hanno messo in conto la chiusura per la sofferenza generata dalle conseguenze economiche della pandemia da Covid-19: l’11% potrebbe chiudere entro fine dicembre, il 22% entro giugno 2021. In termini assoluti 1.701 sulle 5.159 attive a fine 2019. A leggere una realtà molto pesante è la presidente del Movimento Donne Impresa di Confartigianato Fvg, Filomena Avolio, scorrendo le statistiche aggiornate forniti dall’Ufficio Studi di Confartigianato Udine con elaborazione su dati Unioncamere-Infocamere e XXIX Indagine congiunturale dell’artigianato luglio-agosto 2020. 

«Una percentuale che è la conseguenza del fatto che – prosegue Avolio – la presenza dell’impresa femminile è concentrata nei settori su cui maggiormente si sono abbattuti gli effetti della pandemia: il 67,5% della aziende è infatti concentrata nei servizi alla persona, in cui sono compresi quelli legati al benessere, alla ristorazione e alla filiera connessa». Ripercussioni anche su quel 15% che sono dedite al manifatturiero, tra cui artistico, moda e restauro. La restante quota delle imprenditrici donne si misura nei servizi alle imprese (13,5%), nelle costruzioni (3,5%) e in altre attività per una percentuale dello 0,2 per cento. 

«Di fronte alla prospettiva di perdere oltre 1.700 imprese non possiamo rimanere inerti», afferma Avolio. Perciò, «chiediamo alla Regione maggiore attenzione al lavoro e all’imprenditoria femminile, caratterizzata da resilienza e capacità di problem solving». Il Movimento Donne Impresa ha attivato già da tempo tutto il supporto necessario «affinché le imprenditrici investano in digitalizzazione, e formazione ad ampio spettro, con particolare riguardo a quella finanziaria». Tuttavia, sottolinea la presidente, «occorrono interventi istituzionali significativi in due macro direzioni: l’accesso al credito e la conciliazione tra lavoro e famiglia».  Due cifre evidenziano chiaramente l’impatto che la conciliazione ha sull’impresa al femminile: il 14,7% (758 imprese) ha una titolare che ha problemi nella gestione dei figli minori; il 15,4% (797) ha un titolare con problemi nella gestione di familiari e parenti non autosufficienti, gravemente malati o con disabilità. 

Per il salatissimo conto che il Covid sta riservando alle imprese in rosa in questo 2020, il Movimento Donne Impresa Fvg rilancia con forza l’urgenza di dare concretezza all’articolato dossier di proposte che è stato presentato a metà ottobre in occasione degli Stati generali della Famiglia, in vista della nuova legge quadro sul tema. «In sintesi – riassume Avolio – abbiamo fornito alla Regione proposte mirate per detassare il lavoro femminile, sostenere il caregiver – cioè la presa in carico delle fragilità familiari -, favorire le start up e per creare strumenti adatti a consolidare e sviluppare le imprese gestite da donne». Non da ultimo, conclude Avolio sottolineando la sollecitazione che anche il Movimento Donne Impresa nazionale ha rivolto al Governo, «gli strumenti pensati dal legislatore devono essere di rapida applicazione e di semplice fruizione».

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