Tolmezzo, Craighero: «Caserma Cantore, dalla maggioranza mancanza di visione e strategia»
Riceviamo da Marco Craighero, consigliere comunale di Tolmezzo Futura – Centrosinistra, e pubblichiamo.
Il futuro della ex Caserma Cantore è uno dei nodi più rilevanti per lo sviluppo di Tolmezzo e della Carnia. Eppure, a oltre due anni dal suo passaggio effettivo al patrimonio comunale, su quest’area continua a mancare una visione chiara e condivisa da parte dell’Amministrazione comunale.
Parliamo di 4,5 ettari nel cuore di Tolmezzo, con al centro un bene culturale di straordinario valore come Villa Linussio, e spazi che — se opportunamente recuperati — potrebbero segnare lo sviluppo di questo territorio per i prossimi decenni.
Eppure quello che manca è una strategia di ampio respiro. I lavori annunciati su Villa Linussio per il recupero degli affreschi e la messa in sicurezza per la fruizione pubblica di una parte dell’edificio storico con attività culturali sono necessari e vanno fatti. Ma sarebbe un errore grave confondere il primo passo, già tardivo, con il progetto complessivo. Restaurare Villa Linussio senza avere chiaro cosa debba diventare l’intera area significa accontentarsi del minimo sindacale, limitandosi a interventi ordinari invece di costruire qualcosa che lasci il segno.

Esiste tuttavia già una base solida su cui lavorare: il masterplan elaborato dal Carnia Industrial Park, realizzato nel biennio 2017-2018 nell’ambito di Tolmezzo Città Alpina su impulso della precedente Giunta, tracciava una direzione precisa e ambiziosa: non un semplice recupero edilizio, ma un progetto di rigenerazione territoriale, costruito attraverso un percorso partecipato con cittadini, associazioni, rappresentanti delle categorie economiche e portatori di interesse. Il fatto che sia rimasto in un cassetto per tutti questi anni dimostra un immobilismo difficilmente giustificabile.
La forza di quella visione stava nella sua integrazione. Cultura, formazione, turismo e manifattura non come funzioni separate, ma come un ecosistema capace di generare lavoro, innovazione e qualità della vita. Spazi per la didattica avanzata, collaborazioni con università e ITS, laboratori per la manifattura innovativa e nuove imprese, servizi per il turismo e la ricettività. Non un’utopia, ma un’infrastruttura concreta di sviluppo, con costi già stimati e una governance pensata nella forma di una collaborazione pubblico-privato. L’ex caserma può diventare un vero magnete per la Carnia, un luogo di attrazione per cultura, formazione e turismo. Ma perché questo accada occorre un progetto all’altezza e di prospettiva.
Quella visione può essere aggiornata, migliorata, adeguata alle nuove necessità. Ma resta uno strumento prezioso che la città ha già a disposizione. Nel frattempo Tolmezzo e la Carnia hanno continuato a perdere popolazione, i giovani continuano ad andarsene e le opportunità di finanziamento — nazionali ed europee — continuano a passare senza essere intercettate. E la mancanza di una strategia a lungo termine finisce per bloccare anche la capacità di cercarle.
La domanda, quindi, è semplice: l’Amministrazione intende limitarsi alla gestione dell’esistente, oppure vuole costruire una visione di sviluppo per i prossimi decenni?
La rigenerazione territoriale, quando funziona, nasce da un patto tra istituzioni, comunità e soggetti privati. Richiede trasparenza, partecipazione e condivisione. In questo quadro, la Caserma Cantore non è un problema da risolvere: è probabilmente la più grande occasione di sviluppo che questo territorio ha oggi. Sprecarla, o anche solo ridimensionarla per mancanza di ambizione, non sarebbe solo un errore politico: sarebbe una responsabilità verso questo territorio.
MARCO CRAIGHERO
