In 300 alla manifestazione di Somplago contro il progetto della Siot

Si è svolta ieri pomeriggio a Somplago alla presenza di circa 300 persone, una protesta pacifica contro il progetto della SIOT (Società italiana oleodotto transalpino) che vorrebbe erigere nella frazione di Cavazzo e a Casteons di Paluzza, due centrali di cogenerazione per far funzionare i suoi impianti di pompaggio. Tra i manifestanti, un gran numero di amministratori carnici e dei comuni che si affacciano su lago (Cavazzo Carnico, Bordano, Trasaghis, Paluzza, Cercivento, Raveo, Sauris, Paularo, Rigolato, Villa Santina, Socchieve, Amaro, Lauco, Ravascletto, Comeglians, Forni di Sotto, Forni Avoltri, Prato Carnico, Ovaro e Verzegnis) per dire di no a quella che è stata definita l’ennesima servitù del territorio. Sono intervenuti alla manifestazione anche la parlamentare Aurelia Bubisutti, il vicepresidente del consiglio regionale Stefano Mazzolini e il consigliere regionale Luca Boschetti. Sin da subito amministratori e cittadinanza si sono opposti all’autorizzazione unica per rendere esecutivo il progetto.

«Basta violenze alla Val del Lago – hanno rimostrato ricevendo applausi Franceschino Barazzutti nelle vesti di presidente del Comitato per la tutela delle acque del bacino montano del Tagliamento insieme a Claudio Polano del comitato per la difesa e valorizzazione del lago dei Tre Comuni, promotori della manifestazione -. Le Valli della Carnia e i suoi spazi aerei sono diventati uno strumento che serve solo al transito. Sul territorio non rimane nulla. Si è coniugato qui solo il verbo prendere mai il verbo dare. Tutta la legislazione regionale dice che va recuperato l’aspetto turistico del lago e la centrale SIOT non ne fa parte. Per un senso di correttezza è mancata la comunicazione. La nostra zona ha pagato a sufficienza i suoi dazi e continua a farlo. La mia data di nascita mi permette di ricordare che dal ‘64 al ‘67 è stato costruito questo impianto di proprietà delle grandi multinazionali del petrolio. SIOT solo gestisce la tratta italiana del lungo serpente di 753 Km che collega Trieste e Monaco. Da quando esiste la stazione di pompaggio, attingono dalla centrale idroelettrica di Somplago l’energia necessaria a farla funzionare. Da un giorno all’altro questi signori – insiste Barazzutti- decidono di voler avere l’indipendenza energetica e pensano bene di costruire delle centrali di cogenerazione a metano. L’ing. Dino Franzil ha pubblicato dati che stimano un incremento d’inquinamento che va a discapito del territorio in un luogo in cui già si sta pagando un elevato prezzo ambientale. Contro la logica e il buon senso Siot ha scelto il metano per fare questa transizione. Si sta aumentando il carico di servitù a cui dobbiamo chinare la testa. Un invito chi ha il potere – conclude Polano- di intraprendere ogni possibile strada per fermare gli abusi del territorio. La salute non si vende».

Non più tardi di martedì scorso, proprio nelle sale municipali di Cavazzo, si era svolto un incontro tra vertici Siot ed amministrazioni dei comuni su cui passa il greggio diretto a Monaco, in cui a gran voce s’era chiesta chiarezza e inclusione nelle manovre della società triestina che, secondo i dati riportati dagli stessi amministratori, ha comunicato tardivamente e in modo superficiale il progetto d’intervento sulla sua rete.

«Grazie a chi è convenuto e ai colleghi amministratori arrivati in un numero davvero confortante – le parole del sindaco di Cavazzo Gianni Borghi -. Non siamo la popolazione del no senza cognizione di causa. Noi abbiamo come amministratori l’interesse e l’obbligo di difendere le comunità che amministriamo. Vogliamo avere un coinvolgimento del contesto in cui il disegno viene calato. Le sensibilità delle popolazioni sono attive. Vorremmo che SIOT fosse un partner; ad oggi è sul territorio uno sconosciuto. La comunità ha già dato tutto e forse qualcosa in più. Chiediamo chiarezza e coinvolgimento quando vi muovete, per la stagione del dialogo e del nuovo modo di interfacciare l’interesse e il contesto in cui questo si realizza».

Stefania Pisu, sindaco di Trasaghis, ha aggiunto: «Una manifestazione pacifica per far capire il peso della democrazia e della verità. Non esprimiamo un no cieco e a prescindere ma colmo di cognizione di causa, non c’è pagamento economico per riscattare la salute e l’integrità del nostro territorio».

Massimo Mentil, che come rappresentante Pd dell’Alto Friuli vigila sulla montagna e nelle vesti di sindaco porta in luce anche il progetto collaterale di Siot a Paluzza, ha affermato: «Il presidente della società per l’elettrodotto transalpino, ha da subito creato una difensiva molto standard e degna delle multinazionali che applicano protocolli comunicativi. SIOT lavora per i suoi interessi non per quelli della nostra gente. Le centrali vengono inserite in un contesto paesaggistico differente da quello proiettato sulle slide con cui ci vendeno la bontà del progetto delle centrali di cogenerazione. Non hanno comunicato nulla delle loro mosse al territorio peggiorando la percezione della servitù territoriale. A Paluzza è arrivata una burocratica comunicazione il 12 aprile 2022 dando per scontato il consenso di amministratori e cittadini. SIOT ci ha invitati ad una cena offrendoci il digestivo e chiedendoci pure di pagare il conto. Chiaro che in questo momento non possiamo essere felici di questa progettualità. Non vogliamo essere quelli che guardano lo spettacolo dal loggione ma stare in prima fila e poter dire la nostra. Non saremo il popolo del no ma nemmeno quello del si ad oltranza. Abbiamo dovere di difendere il territorio e il diritto di portare avanti la voce del territorio e “tegnisi dûrs”».

Ermes De Crignis ha preso poi la parola nelle vesti di primo cittadino di Ravascletto e presidente della Comunità di montagna della Carnia: «La Comunità di montagna ha giustamente preso le posizioni di amministratori e cittadine e ci aspettavamo un incontro precedente per l’informativa del progetto. Rimane la sensazione che il territorio sia percepito all’esterno come una pura zona di servitù e siamo schierati unitamente per far rientrare questa sensazione sgradevole. Come ente sovra comunale, chiediamo trasparenza d’azione e un ritorno d’utile al territorio che ospita la linea dell’oleodotto».

«Alle mie spalle c’è la rappresentanza di una cospicua parte di montagna friulana – è intervenuta Bubisutti – ed è proprio l’unità a fare la differenza in questi momenti. Faccio l’esempio del tribunale di Tolmezzo in cui si è tentato di risolvere una vicenda collettiva con lotte separate e non congiunte. Bisogna portare avanti le cause territoriali con la forza della compattezza. Faremo tutto quello che è possibile fare sia a livello regionale che nazionale. Ho cercato in ogni modo di capire e trovare una risposta per questa terra. Abbiamo come obiettivo il bypass. Significa fare un’altra battaglia e significa essere di nuovo uniti e sincronizzati nel muoversi verso la causa territoriale».
Chiusura istituzionale da parte del Vicepresidente della Regione Fvg Stefano Mazzolini: «Nel silenzio la giunta Regionale supportata anche dai comitati è riuscita a fare una legge sulle grandi derivazioni a tutela del territorio che deve poterne ricavare qualcosa. Voglio portare a casa la soluzione del problema. Abbiamo fermato il gasdotto a Malborghetto ottenendo qualche vantaggio per il territorio. Cercheremo anche in questo caso di ottenere risultati e risposte alle nostre fatiche».

Voce dissidente anche della “Clape furlane lidriis furlanis” e Legambiente: «Ambiente ed etica, sostenibilità e crescita misurata. Abbiamo oggi la bandiera rossa per segnalare lo stato battagliero con cui ci presentiamo, nonostante la pacificità delle intenzioni, rimane la volontà di essere risoluti».

Tra tutte le parole dette, le più toccanti e pratiche sono state quelle di Walter Pillinini, cittadino di Somplago: «Io che abito in questo posto come farò a rimanere qui. Si lucra qui sulla nostra salute, voglio ucciderci oltre che con il visibile degrado portato in questa zona, anche con nuovi gas e immissioni. Fermiamo questo sopruso».

Il presidente SIOT Alessio Lilli, aveva giustificato nell’incontro di martedì la posizione della sua società, illustrando il progetto della centrale di cogenerazione sulla base dello studio della partner Enerproject, spiegando che il disegno è stato realizzato nel pieno rispetto dei parametri imposti da legge nazionale e regionale per quanto riguarda emissioni e impatto. Spetta ora a Regione ed istituzioni competenti decidere se approvare l’autorizzazione unica e rendere esecutivo un progetto, palesemente indigesto alla gente friulana.