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Il Cammino di Sant’Antonio dalla Sicilia a Gemona

“Una sfida ambiziosa che la regione intera può vincere con la costruzione di un cammino che permetta da un lato la riscoperta di un turismo alternativo dall’altro la ricerca spirituale. Il Friuli Venezia Giulia ha tutte le caratteristiche per dare linfa a questa proposta”.

Lo ha detto l’assessore regionale alle Finanze Barbara Zilli, in occasione del workshop dedicato alla progettazione partecipata per il cammino di Sant’Antonio fra Veneto e Friuli Venezia Giulia che si è tenuto oggi nel Santuario dell’omonimo santo, a Gemona del Friuli, nel quale si sono definite le caratteristiche del percorso.

L’idea alla base è stata quella di estendere il cammino di Sant’Antonio da Capo Milazzo in Sicilia, luogo dove si pensa sia sbarcato Antonio da Lisbona, nel 1221, reduce da un tentativo missionario in Marocco, passando per la Calabria, la Campania, il Lazio, l’Umbria, fino a Padova e da lì fino a Gemona del Friuli.

Roberto Revelant e Barbara Zilli

“L’uomo deve lasciare le grandi strade per scegliere i sentieri – ha aggiunto Zilli, citando Pitagora -: questo è un messaggio che deve essere tradotto nella quotidianità per recuperare un modo di vivere più lento e i valori della nostra vita. La Regione, con PromoTurismo Fvg, sostiene un progetto orientato a sviluppare attività volte alla valorizzazione del santo, di cui è intrisa la nostra cultura, e alla valorizzazione in chiave turistica della nostra regione”.

L’obiettivo che si sono dati i portatori di interesse intervenuti oggi è stato quello di ampliare il cammino di Sant’Antonio, attualmente compreso fra Camposampiero (Padova) e il santuario aretino di La Verna, dal Friuli fino alla Sicilia e renderlo operativo entro il 2021, per l’ottavo centenario del viaggio che nel 1221 Antonio compì dalla Sicilia fino ad Assisi e la Romagna.

Accanto all’assessore Zilli è intervenuto il sindaco di Gemona del Friuli, Roberto Revelant, che ha sottolineato il respiro europeo di questo cammino e l’opportunità anche economica per il territorio.

Al termine dei lavori è stato realizzato un documento di indirizzo in cui sono stati tracciati alcuni elementi determinanti per il progetto, fra questi, come ha rilevato il direttore di PromoTurismoFvg Bruno Bertero, la necessità di identificare una figura di coordinamento in grado di rapportarsi con tutti i livelli territoriali e un’attenzione alla valorizzazione dell’esistente ovvero ai cammini che sono già stati realizzati in Friuli Venezia Giulia implementando le competenze per soddisfare le richieste del grande pubblico.

Il tema del coordinamento è quello di immaginare un organo in grado di identificare un unico itinerario, i requisiti minimi di accoglienza che i Comuni e le strutture dovranno possedere e, soprattutto, rendere l’offerta idonea alle esigenze dei pellegrini.

Un altro fattore emerso durante l’incontro operativo è stata la valutazione dell’impatto degli investimenti: “E’ stato chiesto – conclude Bertero – di istituire un osservatorio permanente sui cammini sia a livello regionale sia nazionale per capire come si muovono i flussi sul nostro territorio e qual è l’economia che generano anche per indirizzare la Regione agli investimenti per i prossimi anni”.