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Il terremoto del Friuli spartiacque per l’edilizia antisismica

Il 6 maggio 1976 è una data spartiacque per numerosi aspetti, tra cui anche quello costruttivo. Dopo la tragedia e nel corso della ricostruzione del Friuli terremotato, emerse infatti la consapevolezza di quanto fosse fondamentale costruire edifici antisismici, capaci di salvare vite umane e garantire maggiore sicurezza alle comunità. Fu, in un certo senso, un ritorno al futuro: si riscoprì il valore del legno, superando la convinzione, maturata dal secondo dopoguerra, che soltanto il cemento armato e i mattoni potessero garantire comfort e sicurezza dell’abitare.

Il punto di vista tecnico

“Dal terremoto del Friuli il mondo delle costruzioni si è evoluto ricercando soluzioni altamente tecnologiche capaci di assicurare elevati livelli di sicurezza e resilienza anche in caso di eventi sismici estremi – spiega Luca Pozza, professore associato di Tecnica delle costruzioni al Dipartimento di Ingegneria civile, chimica, ambientale e dei materiali dell’Università Alma Mater Studiorum di Bologna –. Le soluzioni costruttive basate sul legno e sui prodotti ingegnerizzati a base di legno rappresentano una valida alternativa alle tecnologie tradizionali, quali cemento armato e acciaio, in particolare in contesti di ricostruzione post-sisma. A conferma di ciò, nella recente ricostruzione post-sisma 2016-17 dell’Appennino centrale, la filiera del legno è stata riconosciuta come strategica: i temi imprescindibili di sicurezza strutturale e resilienza sono stati equiparati ai principi di sostenibilità ambientale”.  I vantaggi ambientali dell’utilizzo del legno sono doppi: sia quando si costruisce, sia quando si demolisce. “Il settore edilizio risulta tra quelli a maggiore impatto ambientale a livello globale – continua Pozza – pertanto l’uso del legno strutturale assicura un bilancio di anidride carbonica equivalente negativo: nel suo ciclo di vita, il legno è in grado di sottrarre dall’atmosfera più gas serra di quanti ne vengano emessi durante la sua produzione e lavorazione. La sostenibilità va proiettata anche alla fine della vita utile della struttura: grazie a tecniche progettuali orientate al cosiddetto ‘Design for Disassembly’, che favoriscono un più semplice smontaggio degli elementi costruttivi, il materiale ligneo viene completamente riciclato o riutilizzato, contribuendo ulteriormente alla riduzione dell’impatto ambientale complessivo”.

Una testimonianza

La ricostruzione ha dato l’opportunità alla filiera produttiva, storicamente presente nello stesso Friuli, di rinnovarsi. E oggi nel settore dell’edilizia antisismica e green ha raggiunto livelli di eccellenza. “Nel 1976 avevo poco più di vent’anni e ricordo nitidamente lo stato di rassegnazione di frontye a quella tragedia – commenta Marino De Santa, presidente di Legnolandia, gruppo industriale carnico fondato nel lontano 1830 –. Tutto era crollato, un senso di impotenza che sembrava insuperabile. Eppure, proprio in quel momento, emerse l’esigenza di un nuovo modo di costruire: pur guardando al passato, dove le strutture in legno erano rimaste spesso incolumi, si richiedeva al legno, materiale antisismico per eccellenza, di superare il modello tradizionale puntando sulla prefabbricazione e sull’aggiornamento tecnologico. Nel corso degli anni, a questa dote naturale si è aggiunto un altro valore imprescindibile: la sostenibilità ambientale. Utilizzare legno da filiera certificata Pefc proveniente dalle foreste del Friuli Venezia Giulia – conclude De Santa – significa garantire lo stoccaggio di anidride carbonica, valorizzare un patrimonio forestale d’eccellenza e assicurare un uso corretto delle risorse naturali”. 

L’attenzione verso questo tipo di costruzioni è crescente, specialmente nel settore pubblico. Sono numerose le palestre, le scuole e gli edifici collettivi realizzati dal gruppo Legnolandia in aree ad alto rischio sismico. Il Pnrr ha ulteriormente potenziato questa tecnologia, capace di accorciare significativamente i tempi di cantiere e consentire interventi di riqualificazione mediante l’uso sistematico del legno al posto di acciaio e calcestruzzo. Il Friuli Venezia Giulia ha saputo fare tesoro della propria storia, dando al legno un posto in prima fila nella realizzazione delle nuove scuole e degli asili, palestre e aule didattiche in molte parti d’Italia.

(nella foto la scuola di Ospedaletto di Gemona)