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Botta e risposta a Trieste sul Piano Emergenze

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Il flash mob organizzato sabato scorso a Gemona

La parola d’ordine è che il soccorso d’emergenza non può e non deve essere depotenziato: le ambulanze e i pronto soccorsi non si toccano. E’ chiara la posizione dei comitati di Gemona del Friuli e di Grado, che oggi a Trieste sono stati sentiti in merito al nuovo piano delle emergenze-urgenze regionale dalla commissione consiliare competente sulla sanità.

LE RAGIONI DEI COMITATI

Le delegazioni degli attivisti, dati e relazioni alla mano, hanno presentato le proprie perplessità e proposte in riferimento al recente piano, che, a seguito del parere della commissione, verrà licenziato dalla giunta regionale in maniera definitiva. “ll piano, come attualmente formulato, non garantisce a nostro parere una distribuzione equa dei mezzi di soccorso, nè tantomeno va a migliorare il soccorso in emergenza, creando dei cittadini di serie A e dei cittadini di serie B” dichiarano i comitati.

Il coordinamento dei comitati a difesa dell’ospedale gemonese San Michele non usano mezzi termini: “Il piano delle emergenze peggiora il quadro della riforma sanitaria già scandalosamente ingiusta, che lascia mezza regione, l’Alto Friuli, con un solo ospedale contro i 15 dell’altra metà, e che ha previsto, contro ogni valutazione economica e di buon senso, la chiusura dell’unico ospedale costruito interamente antisismico in Regione. Ora il piano ci toglie un’ulteriore ambulanza, lasciando tutto il gemonese con una sola ambulanza di tipo A di giorno (affiancata da una di tipo B, con personale non sanitario) e una A di notte, visto che il mezzo aggiunto dal piano a Chiusaforte è diurno. Senza contare che si vuole trasformare il Pronto soccorso in un punto di primo intervento (PPI), ossia un mero posteggio per l’ambulanza visto che sarà prevista l’uscita del medico e dell’infermiere, il che significa che potremo anche trovarci le porte chiuse!”.

A ruota, il comitato per la salvaguardia della sanità gradese, forte anche della partecipazione alla recente manifestazione pubblica, denuncia la decisione della giunta regionale di rendere stagionale l’ambulanza e di togliere il punto di primo intervento: “Chiediamo, sulla base di dati oggettivi presentati in commissione, che venga mantenuto lo status quo: l’ambulanza annuale di tipo A h24 e il PPI. Certo è che il PPI come pensato dal piano, appare sottodimensionato: un medico e un infermiere che devono anche occuparsi del soccorso territoriale equivale a dire che questa postazione può anche rimanere chiusa!”.

Anche il Comitato dei cittadini per la difesa della sanità triestina, nella piena convinzione della necessità di rivedere il Piano regionale delle emergenze in funzione delle legittime richieste dei cittadini, assicura pieno appoggio all’iniziativa dei comitati di Gemona e Grado.

 

L’INTERVENTO DELL’ASSESSORE REGIONALE MARIA SANDRA TELESCA

L'Assessore Telesca
L’Assessore Telesca

“Un sistema unico, concepito in una visione regionale, basato sui principi di equità e solidarietà”. Così l’assessore regionale alla Salute, Maria Sandra Telesca, ha sintetizzato il nuovo Piano dell’emergenza/urgenza intervenendo nella riunione della III Commissione consiliare, che ha avviato il confronto sul documento in Consiglio regionale. L’assessore era affiancata dal direttore centrale Adriano Marcolongo, che ha illustrato nel dettaglio gli aspetti principali del Piano dal punto di vista tecnico.

“A più di vent’anni di distanza dal precedente Piano – ha detto l’assessore a margine dell’audizione – abbiamo messo mano e rivisto tutto il sistema, che aveva bisogno di una sostanziale manutenzione, con l’apporto di tutti i professionisti riconosciuti dell’emergenza compresi neurologi e cardiologi, perché emergenza significa affrontare quelle patologie tempo-dipendenti in cui l’efficacia delle risposta può fare la differenza tra la vita e la morte o la disabilità”.

“Non abbiamo preparato il Piano per risparmiare, non ci sono tagli, perché anzi – ha precisato Telesca- sull’emergenza/ urgenza metteremo più risorse, che devono garantire a tutti territori regionali le stesse condizioni. Il sistema attuale funzionava abbastanza bene, ma presentava situazioni critiche, soprattutto in alcune aree del Friuli Venezia Giulia, come la montagna friulana e la pedemontana pordenonese, a cui dedichiamo adesso un’attenzione particolare”.

“Voglio sottolineare – ha aggiunto l’assessore, replicando così anche ai rilievi avanzati dal sindacato Anaao Assomed, associazione dei medici e dirigenti sanitari  – che questo è un Piano territoriale, non riguarda solo gli ospedali. Il nostro obiettivo è fornire a tutti i cittadini lo stesso trattamento, ovunque si trovino al momento dell’emergenza, attraverso una redistribuzione delle risorse e una gestione centralizzata. Il nuovo sistema è strettamente collegato all’istituzione della centrale unica regionale del 118, perché più centrali producevano inevitabilmente una frammentazione organizzativa che non era garanzia di equità per i cittadini”.

Inoltre è stato illustrato durante l’audizione le ambulanze passano da 41 a 46 nella fascia oraria dalle 8.00 alle 20.00 e da 31 a 32 nelle ore notturne e aumentano da 4 a 6 le auto con medico a bordo: una riorganizzazione che tiene conto dei tempi standard di soccorso fissati da norme nazionali (8 minuti aree urbane, 20 minuti per aree extraurbane) e da indirizzi europei (18 minuti). Oltre alla revisione di nuove postazioni di ASL (mezzo di soccorso avanzato) nel Piano particolare attenzione è rivolta alle reti per la gestione delle patologie tempo-dipendenti (rete emergenze cardiologiche, rete ictus, rete trauma), all’emergenza materno- infantile (con il servizio per il servizio di trasporto di emergenza Neonatale-STEN, l’elisoccorso neonatologico e il servizio di trasporto assistito materno-STAM), ai presidi ospedalieri di base e agli HUB, ai rapporti con i servizi dedicati all’assistenza primaria, ai trasporti connessi al programma trapianti, il centro regionale antidoti-CRA.

“Leggerò i contenuti delle memorie scritte che sono state presentate e saranno valutati i contributi oggi offerti” ha concluso Telesca, mentre il presidente della Commissione Rotelli ha ricordato che valutazioni e contributi ulteriori potranno giungere fino al 12 ottobre, prima che la Commissione analizzi il Piano.

 

LA REPLICA DELLA CONSIGLIERE REGIONALE BARBARA ZILLI

Barbara Zilli
Barbara Zilli

“Non iniziamo con il piede giusto. Un Piano così ambizioso come quello dell’emergenza/urgenza non può essere relegato a un mero ascolto sommario di alcuni soggetti interessati, invitati all’ultimo minuto”. Torna sull’argomento Barbara Zilli, consigliera regionale della Lega Nord, al termine delle audizioni in III Commissione. “Audizioni che, per altro, non hanno nemmeno coinvolto tutti i soggetti – dice Zilli – dal momento che non era presente il presidente del Cal e il Comitato a difesa dell’ospedale di Cividale non è stato invitato”.

“Mi sento di condividere le criticità che sono state espresse – dice Zilli. In complesso abbiamo di fronte un Piano che aumenta i costi, per altro non ben identificati al suo interno, in cui non si capisce se siano in capo alla Regione o alle singole aziende. Anzi, a fronte dei maggiori costi sono ridotte le coperture sul territorio, tagliando ambulanze laddove sarebbero necessarie, come nelle zone montane delle province di Udine e  Pordenone, lasciando il territorio scoperto. Come si riuscirà a mantenere gli standard di 20 minuti annunciati dal direttore Marcolongo?”

“Relativamente ai Punti di primo intervento – aggiunge Zilli – come è stato espresso da alcune parti, permangono ancora molte criticità. Diventeranno postazioni medicalizzate o rimarranno Pronto soccorso? È uno scandalo che l’ospedale San Michele di Gemona e il suo pronto soccorso – continua Zilli – struttura all’avanguardia e interamente antisismica, diventi un semplice ambulatorio-cronicario, come vorrebbe invece la riforma. Continueremo a lottare per l’ospedale a fianco dei Comitati”. “In questo modo – conclude Zilli – la Regione dimostra di non conoscere assolutamente il territorio che amministra, rivelandosi dei dilettanti allo sbaraglio che mettono a rischio la salute dei cittadini della montagna friulana”.

 

(Nell’immagine iniziale una panoramica della manifestazione dei Comitati inscenata lo scorso anno proprio ad Ottobre sotto il Consiglio regionale, in occasione dell’approvazione della Riforma Sanitaria) 

 

 

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