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Verzegnis inaugura la sua Big Bench, una panchina gigante tra cielo e memoria

Verzegnis entra ufficialmente nel circuito internazionale delle Big Bench con l’inaugurazione della panchina gigante BB#463. Si tratta della prima installazione di questo tipo in provincia di Udine e della seconda in assoluto nel Friuli Venezia Giulia. La cerimonia, svoltasi stamattina in località Montuta, ha segnato la nascita di un luogo che unisce la valorizzazione del paesaggio alla memoria di Martina Socciarelli, scomparsa tragicamente tre anni fa lungo la strada verso Sella Chianzutan.

Il progetto non nasce dalla nostalgia, ma dalla volontà di celebrare il segno autentico lasciato da Martina in chi l’ha conosciuta, trasformando il dolore in un atto d’affetto concreto e condiviso. Un risultato raggiunto grazie alla determinazione della comunità e al contributo di tutte le attività economiche di Verzegnis, che hanno collaborato attivamente per la realizzazione dell’opera.

Il sindaco di Verzegnis Andrea Paschini ha sottolineato il valore simbolico dell’iniziativa con queste parole: «Questa panchina entra a far parte di un circuito più ampio, quello delle Big Bench, un’idea semplice ma potente: cambiare prospettiva. Sedersi qui significa tornare un po’ bambini, guardare il mondo con occhi diversi, riscoprire la meraviglia delle cose semplici. Ed è proprio questo cambio di prospettiva che oggi assume un significato ancora più profondo: ricordarci di ciò che conta davvero. Ci auguriamo di cuore che questo luogo diventi uno spazio di serenità, di riflessione e di bellezza. Che chiunque si sieda qui possa portare con sé un pensiero leggero, un ricordo vero, o semplicemente godersi un momento di pace. E che il nome di Martina continui a vivere, ogni giorno, in ogni sguardo rivolto al panorama, in ogni sorriso condiviso su questa grande panchina che porta il suo colore. Grazie a tutte quelle persone che hanno reso possibile questa meraviglia».

Martina Socciarelli

La BB#463 è situata ai piedi del monte Piombada, immersa in una faggeta individuata dai volontari per la sua straordinaria carica contemplativa. La scelta del luogo ha un valore simbolico anche rispetto alla storia recente: fino alla tempesta Vaia, l’area era coperta da una fitta pecceta di imponenti abeti rossi che precludevano la vista. Paradossalmente, proprio la calamità naturale ha aperto un nuovo orizzonte panoramico, che i volontari hanno deciso di valorizzare.
Le radici del sito affondano inoltre nella tradizione rurale locale: ai primi del Novecento, l’area era un pascolo molto ambito dai malghesi delle casere “Montuta” e “Avrint”. Grazie all’esposizione a Nord, il terreno garantiva infatti erba fresca e un apporto idrico fondamentale per il bestiame in una zona storicamente povera di sorgenti in quota.