Restaurate tre sculture recuperate nel campanile della chiesa di Fusine

A Fusine, alcuni anni fa grazie ad una vecchia foto datata 24 aprile 1966 e intitolata “San Giovanni  Nepomuceno alle Acciaierie”, la professoressa Giuseppina Perusini, impegnata in uno studio sulla scultura lignea barocca di scuola tedesca in Carnia e Valcanale, si è imbattuta in tre magnifiche  sculture recuperate nel campanile della parrocchiale di San Leonardo. La foto del 1966 ritraeva le  tre sculture ancora collocate nell’altare di San Giovanni Nepomuceno dell’omonima cappella nel castello di Stückl, posto nei pressi dell’acciaieria Weissenfels. Nel 1961 un incendio danneggiò  irrimediabilmente il castello, ma risparmiò la cappella. Tuttavia, tra il 1966 e il 1974 il castello e la cappella vennero demoliti, l’altare di San Giovanni smembrato e le tre sculture poste nel campanile della parrocchiale, dove rimasero in una sorta di oblio fino alla loro riscoperta, avvenuta nell’autunno  del 2018. 

Si tratta di tre pregiate opere in legno di cirmolo di notevoli dimensioni: il santo titolare Giovanni Nepomuceno è infatti alto oltre 130 centimetri, i santi Carlo Borromeo e Ignazio di Loyola, posti ai lati, sono leggermente più piccoli. Le sculture appartenevano alla famiglia Melzi, proprietaria del  castello di Stückl, ma poco dopo il loro rinvenimento la marchesa Etta Melzi Carignani le ha donate alla Parrocchia di Fusine e così, nel settembre 2019, ha potuto avere inizio il progetto di restauro fortemente voluto e finanziato dalla Fondazione Friuli, dal Rotary Club di Tarvisio e dalla locale parrocchia. 

Al momento della loro riscoperta le condizioni conservative delle opere (in particolar modo se ci si  riferisce al San Giovanni) erano pessime a causa soprattutto dell’inadatto luogo di conservazione (il campanile) in cui sono rimaste per decenni, soggette a forti escursioni termiche, ad infiltrazioni  d’acqua e ai traumi dovuti agli spostamenti. 

Con i lavori di restauro, eseguiti in tre lotti dalla ditta Francesco Candoni – Restauro di Opere d’Arte di Cedarchis di Arta Terme, sotto la Direzione Lavori della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, le raffinate sculture, che secondo l’attribuzione della  professoressa Perusini furono verosimilmente realizzate da un collaboratore dell’intagliatore carinziano Johann Pacher tra il 1750 e il 1770, hanno riacquisito la magnificenza che nel corso della loro travagliata storia avevano perduto. Le opere ora sono collocate all’interno della chiesa di Fusine, dove fanno bella mostra di sé nell’area absidale, installate su delle nuove mensole create allo scopo. 

E proprio nella parrocchiale, dopo la messa delle ore 11 di domenica 6 novembre (giorno di San  Leonardo Abate, patrono del paese), che verranno presentate alla comunità, ricostruendo la loro storia e gli interventi effettuati per il loro recupero. All’incontro, organizzato dal parroco don Alan Iacoponi, dopo i saluti delle istituzioni, loscoprimento e la benedizione delle opere, interverranno la professoressa Perusini e il restauratore Candoni.

LE SCULTURE PRIMA DEL RESTAURO