Operazione anti-bracconaggio tra il Tarvisiano e Venzone, due cacciatori ai domiciliari

Il Settore di Polizia di Frontiera di Tarvisio e Squadra Mobile della Questura di Udine, con la collaborazione del Nucleo Operativo per l’Attività di Vigilanza Ambientale (NOAVA) e personale delle Stazioni Forestali del Corpo Forestale Regionale, nel pomeriggio di ieri, hanno eseguito alcune misure restrittive della libertà personale nei confronti di soggetti principalmente responsabili di attività di bracconaggio, anche con l’utilizzo di armi illegalmente detenute.

Un imponente arsenale tra cui fucili, coltelli da caccia e silenziatori, alcuni dei quali ancora in costruzione, una banda chiodata, visori notturni e foto-trappole, cellulari e numerosi walkie-talkie fino a pietre di sale per attrarre le bestie, sono solo alcuni degli elementi trovati durante le perquisizioni e che hanno permesso di confermare quanto già ampiamente appreso durante la lunga e complessa attività investigativa, che ha visto Polizia di Stato e Corpo Forestale Regionale collaborare in perfetta sinergia sin dal principio. Dei numerosi e ripetuti episodi di furti, danneggiamenti e minacce, che sono stati rilevati nel territorio dell’Alto Friuli, la Procura di Udine, che ha coordinato l’intera operazione di polizia giudiziaria, ha delegato le forze di polizia ad approfondire e collegare quanto sin a quel momento appreso e denunciato.

Il rinvenimento e il sequestro di un fucile nascosto a pochi passi dal cimitero di Pontebba ha consentito l’emissione di due misure cautelari agli arresti domiciliari per A.B., un 54enne italiano residente a Pontebba, e all’obbligo di dimora nel comune di Pontebba per D.B., un 60enne italiano, residente in Veneto, la cui esecuzione è stata demandata a personale della Questura di Vicenza. E’ scattata, inoltre, la perquisizione nei confronti di due indagati, padre e figlio, anche loro residenti a Pontebba.

L’indagine, iniziata sin dal 2013, ha permesso di accertare l’abbattimento illecito da parte dei bracconieri nel corso di un triennio di circa 200 ungulati tra caprioli, cervi e camosci con un pesante impatto sulla gestione della fauna regionale vanificando in parte l’impegno delle Riserve di Caccia di Venzone, Pontebba e Moggio Udinese che, con l’Ente Regione, gestiscono tale patrimonio.

Anche in questa operazione antibracconaggio è stata determinante la collaborazione di persone sensibili alla tutela della fauna selvatica e più in generale alla salvaguardia dell’ambiente naturale.

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