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La corsa al dono del sangue nel maggio di 50 anni fa

Appena pochi istanti dopo la forte e tragica scossa del 6 maggio 1976, mentre si attivavano i primi soccorsi, il sangue divenne la risorsa primaria per salvare vite e la risposta all’emergenza passò anche attraverso il braccio dei donatori friulani. A cinquant’anni da quella tragedia, l’Associazione Friulana Donatori di Sangue (AFDS) provinciale di Udine ricorda quel legame indissolubile tra il dono e la rinascita del territorio.

Le cronache dell’epoca testimoniano una mobilitazione silenziosa e immediata. Sotto la guida dell’allora segretario provinciale Umberto Spizzo, i donatori affollarono i centri trasfusionali nonostante le ferite personali. Resta scolpito nella memoria il gesto di quei genitori che, pur avendo perso i figli nel crollo delle proprie case, scelsero di recarsi a donare per evitare lo stesso lutto ad altre famiglie. Da quel dramma collettivo nacque un sistema di solidarietà che oggi è diventato un’eccellenza strutturata. Una generazione di allora ventenni prese in mano l’associazione, trasformando l’istinto del soccorso in un modello organizzativo capace di gestire l’emergenza e la quotidianità con strumenti moderni.

“Il terremoto e ciò che ne è seguito sono stati una lezione che, a cinquant’anni di distanza, continua a indicarci la via – dichiara la presidente Manuela Nardon -. In quelle ore iniziò una spinta organizzativa che si è evoluta fino ai giorni nostri. Da quel dolore è scaturito un modello capace di affrontare le sfide odierne con la stessa concretezza di allora”.

Il percorso dell’AFDS si intreccia con le date simbolo del sisma. Dal congresso di Gemona del 1975, svoltosi in strade che pochi mesi dopo sarebbero state rase al suolo, fino al momento della resilienza: il congresso di Aquileia dell’autunno 1976. In quell’occasione, in una Basilica austera, l’allora presidente Giovanni Faleschini ricordò in lingua friulana la forza di un popolo che, sotto il segno di “mater Aquileia”, stava già ricostruendo il proprio futuro. L’AFDS non fu solo sangue, ma anche snodo logistico per la distribuzione di aiuti giunti dalle consorelle AVIS e FIDAS di tutta Italia.

Per onorare l’anniversario, quest’anno la tradizionale “Maratona del dono di 24 ore” in programma a metà giugno sarà interamente dedicata alla memoria del 1976. La staffetta, dedicata alla raccolta di plasma in programma il 14 e 15 giugno in occasione della Giornata Mondiale del Donatore, vedrà come tedofori d’eccezione all’avvio e al termine Gianantonio Baggio e Adelino Carlin, due dei tanti giovani che nel maggio 1976 corsero ai Centri trasfusionali rispondendo agli appelli.

“La 24 ore non ha solo uno scopo promozionale – sottolinea Nardon – ma serve a testare tutto il sistema organizzativo per essere pronto a rispondere alle emergenze”.