GemonesePrimo pianoTerritorio

Il santuario di Sant’Antonio a Gemona celebra le sue radici e guarda al futuro

Il santuario di Sant’Antonio di Gemona del Friuli, il primo edificio sacro al mondo eretto in onore del Santo di Padova, si appresta a vivere un biennio di grande rilevanza spirituale e culturale. Questa mattina, in occasione della solennità del patrono cittadino, l’assessore regionale alle Finanze, Barbara Zilli, ha preso parte alla Santa Messa celebrata nel santuario dal parroco don Valentino Costante, alla presenza del sindaco Roberto Revelant e di numerosi fedeli e pellegrini, molti dei quali giunti a piedi lungo le storiche vie di devozione del territorio.

Barbara Zilli e Roberto Revelant

La ricorrenza si inserisce nel percorso di avvicinamento al 2027, anno in cui ricorreranno gli ottocento anni dalla fondazione del luogo di culto ad opera dello stesso Sant’Antonio, avvenuta nel 1227. Zilli ha sottolineato il valore profondo della ricorrenza, dichiarando: «Il santuario di Sant’Antonio custodisce una storia che appartiene a Gemona del Friuli e all’intero Friuli Venezia Giulia. In questo luogo convivono la devozione al Santo, la memoria del terremoto e la rinascita di una comunità che, dopo il 1976, ha saputo rialzarsi e ricostruire con tenacia. Avvicinarsi agli 800 anni della presenza di Sant’Antonio a Gemona del Friuli, che saranno celebrati nel 2027, per tutti noi significa guardare a una radice profonda della nostra identità e consegnarla alle nuove generazioni come esempio di forza e appartenenza».

L’edificio sacro, riedificato interamente dopo le distruzioni del sisma del 1976, custodisce al suo interno i ruderi della struttura originaria, la galleria dei preziosi ex voto e la storica Cella del Santo, configurandosi non solo come meta di preghiera ma anche come monumento alla resilienza friulana. Dal complesso monumentale si snoda inoltre il Cammino di Sant’Antonio, un itinerario di pellegrinaggio transregionale che unisce Gemona alla Basilica di Padova attraverso un reticolo di tappe, cappelle votive e bellezze paesaggistiche tra il Friuli e il Veneto.

«La Regione investe con convinzione sui cammini della fede e il santuario di Gemona del Friuli rappresenta uno dei punti nodali di questo tracciato – ha evidenziato Barbara Zilli –. È un passaggio di valore per chi percorre itinerari spirituali che attraversano il Friuli Venezia Giulia e proseguono verso il Veneto, nel nome di Sant’Antonio da Padova». L’esponente della Giunta ha infine espresso la propria gratitudine a padre Luigi Bettin, guardiano della Fraternità dei Frati minori di Gemona del Friuli e rettore del santuario, estendendo il ringraziamento a tutta la comunità dei frati per la dedizione quotidiana nella custodia del sito, nell’accoglienza dei devoti e nelle opere di solidarietà.