Controlli Nas e garanzie sui prosciutti, ecco come capire se è un vero San Daniele

Il Consorzio del prosciutto di San Daniele ha, con vivo favore, preso atto dell’operazione intrapresa dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali per mezzo dell’Ispettorato Centrale della tutela della Qualità e Repressione Frodi (ICQRF) per difendere le produzioni a denominazione di origine protetta, intervenendo su alcune imprese del settore suinicolo per la fornitura di materiale genetico agli allevamenti del circuito della DOP. Le azioni di indagine sono partite nelle regioni di Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto come da comunicazione divulgata oggi sul sito del Ministero: https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/10945.

Il Consorzio, che è organismo incaricato dallo Stato della tutela del marchio ‘prosciutto di San Daniele’, aveva da tempo attivato i contatti con il Ministero sul tema, e già nel corso del 2016 aveva informato sia l’Ispettorato Centrale che quello periferico del Nord Est. A inizio febbraio, infatti, ha avuto luogo un primo intervento eseguito in alcuni allevamenti del Veneto da parte del Consorzio in collaborazione con l’Istituto Nord Est Qualità (INEQ), proprio per accertare l’eventuale utilizzo fraudolento di tipi genetici non conformi al disciplinare della DOP, avvalendosi di un test per risalire attraverso il DNA alla matrice genetica degli animali.

Il prosciutto di San Daniele è una produzione tipica a Denominazione di Origine Protetta (DOP) ai sensi del Reg. (CE) n.1151/2012 e registrato tra le DOP dell’Unione Europea ai sensi del Reg. (CE) n. 1107/96, tutelato dalla Repubblica Italiana con la Legge n. 30 del 14 febbraio 1990. Tutto ciò testimonia che un prosciutto crudo per potersi chiamare “San Daniele” deve essere stato prodotto sottostando a rigorose prescrizioni produttive e igienico sanitarie, sulle quali controlla l’INEQ a garanzia del consumatore e della qualità finale del prosciutto.

Il prosciutto di San Daniele viene prodotto esclusivamente con carni provenienti dall’Italia ed in particolare da suini nati allevati e macellati in 10 Regioni più precisamente in Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Marche, Umbria, Toscana, Lazio e Abruzzo.

Il suinetto viene tatuato entro un mese dalla nascita, e in seguito la sua storia viene documentata da una completa certificazione, e dai relativi tatuaggi sulle cosce, che garantiscono anche formalmente la provenienza dello stesso sino al momento in cui le carni divengono materia prima per la produzione di prosciutti. Durante l’allevamento il suino può mangiare solamente determinati alimenti (prevalentemente di origine vegetale) che sono elencati in maniera tassativa dalla normativa vigente e dal disciplinare di produzione.

In Italia si producono circa 9 milioni di suini all’anno, che sono destinati principalmente alla produzione di prosciutti DOP. Tali animali sono tutti nati ed allevati nel nostro Paese e sono sottoposti a rigorosi controlli dalla nascita fino alla macellazione dalle Autorità sanitarie e dai sistemi di controllo preposti e sorvegliati dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.

Quanto reso noto oggi dal Mipaaf relativamente all’indagine in corso nelle imprese del settore suinicolo,dichiara Mario Cichetti, Direttore Generale del Consorzio del Prosciutto di San Daniele, dimostra ancora una volta come l’azione congiunta tra gli organismi preposti alla tutela e le Autorità dello Stato producano un altissimo livello di controllo e di contrasto alle frodi e costituiscono un’efficace tutela del consumatori e delle imprese che operano onestamente ogni giorno.”

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