Case di riposo carniche senza infermieri, si lavora ad una proposta congiunta

Come intervenire sulla grave situazione in cui versano le strutture residenziali per anziani in Carnia? Quale le risposte urgenti alla carenza di personale sociosanitario e socioassistenziale del territorio montano? Mancano 23 infermieri per poter lavorare in condizioni di efficienza, da distribuire tra le Asp di Tolmezzo, che lavora con un servizio infermieristico internalizzato a differenza di Villa Santina e Paluzza, che si avvalgono di personale esterno (le tre strutture hanno un potenziale d’accoglienza di 400 ospiti).

Un tavolo di confronto tenutosi il 27 giugno, in cui erano presenti i presidenti e direttori della Scrosoppi (Tolmezzo), della Brunetti (Paluzza) e del Residence Stati Uniti d’America (Villa Santina), con anche i sindaci dei rispettivi comuni, la delegata alla salute per CDM Adelia Candotti e il presidente Ermes De Crignis, aveva messo in luce proprio le criticità entro cui le strutture di ricezione per anziani stanno lavorando da lunghi mesi, peggiorate dall’avvento della pandemia e portate all’estremo dalla chiusura dell’RSA a Tolmezzo.

Lunedì scorso il comitato esecutivo dell’ente montano, che fa capo ai 28 comuni del territorio, ha deliberato una proposta che faciliti la sinergia tra Regione, ASUFC e le amministrazioni territoriali, per poter trovare una soluzione congiunta e arrivare a risposte condivise, nel più breve tempo possibile.

«È da tempo ormai evidente e non più sostenibile la carenza di personale infermieristico delle nostre residenze per anziani – illustra il quadro attuale Candotti -. Il turn over di personale che trova poi altre collocazioni, dipende dall’ambizione più che giustificata di crescita professionale di questi giovani sanitari che vogliono fare esperienza in altri ambiti. La legge Madia vieta alle amministrazioni pubbliche di assumere personale in quiescenza e quindi a livello formale ci sono vincoli limitanti. Questa situazione aumenta il carico assistenziale e il livello di responsabilità del servizio infermieristico delle strutture e obbliga a turni esasperanti il personale che è sottodimensionato rispetto alle esigenze dei reparti. La Comumità di Montagna si è mossa per facilitare il dialogo tra le istituzioni che insieme potranno trovare una soluzione a queste gravi problematiche».

La Comunitá farà al più presto arrivare nelle mani dei vertici regionali del settore sanitario e del direttivo di ASUFC.

«Ne va della sopravvivenza del territorio stesso – commenta De Crignis -. Bisogna coinvolgere l’Amministrazione regionale nelle sue funzioni di pianificazione e programmazione territoriale, utilizzando tutti i mezzi e i canali di cui essa dispone, comprese proposte legislative o regolamentari per identificare possibili soluzioni oggi impraticabili a causa delle rigidità dettate dall’assetto normativo vigente. Sollecitiamo inoltre la collaborazione tra Regione ed istituzioni pubbliche coinvolte, perché sia favorito il coordinamento fra i soggetti locali, per trovare soluzioni durature ed urgenti».

(nella foto la Brunetti di Paluzza)