Vinadia, il progetto dell’hub del legno di Villa Santina divide la filiera
L’ex impianto di trattamento rifiuti in località Vinadia, nel comune di Villa Santina, oggi utilizzato come deposito, è al centro di un progetto che ne prevede la riconversione in hub logistico per la lavorazione del legname carnico. L’iniziativa, promossa dalla Comunità Montana della Carnia, vede il coinvolgimento della Regione – che ha stanziato i primi 2 milioni di euro – del Consorzio Boschi Carnici, del Cluster Arredo ed ESCO Montagna, società attiva nel teleriscaldamento a biomassa.
Il progetto punta a riorganizzare la filiera attraverso la creazione di centri di raccolta di vallata, dove convogliare il legno tagliato, successivamente trasferito in località Vinadia per essere selezionato per qualità e destinato alle segherie e agli impianti energetici, con recupero degli scarti.
Pur riconoscendo la necessità di riqualificare un impianto inutilizzato da oltre vent’anni, Confindustria Udine esprime perplessità sulla sostenibilità economica dell’intervento. Secondo gli industriali, l’investimento rischia di incidere sugli equilibri della filiera del legno regionale, con il concreto pericolo di un aumento dei costi della materia prima a carico degli utilizzatori finali.
Due le criticità principali evidenziate dal comparto: la limitata disponibilità di materia prima e l’incremento dei costi logistici. In un contesto già caratterizzato da scarsità di legname, sorgono dubbi sui volumi effettivamente movimentabili e sulla capacità del progetto di garantire una sostenibilità economica nel tempo. Analoghe preoccupazioni riguardano la biomassa, già oggi soggetta a forti tensioni sul lato dell’approvvigionamento.
Sul fronte dei costi, la moltiplicazione dei passaggi – dal bosco al centro logistico e da qui agli utilizzatori finali – rischia di determinare un aumento significativo dei prezzi, con effetti negativi sia per il legno da opera, sia per il cippato destinato a impianti energetici e industria cartaria.
Pur apprezzando l’obiettivo di trattenere sul territorio una maggiore quota di materia prima, gli industriali sottolineano la necessità di un business plan dettagliato, che consenta una valutazione oggettiva della fattibilità economica dell’investimento.
In alternativa, viene proposta una possibile valorizzazione dell’area di Vinadia come piattaforma per la raccolta ed il recupero dei residui derivanti dalle manutenzioni di verde urbano.
Ad oggi tale materiale è classificato come rifiuto e deve essere pertanto conferito fuori territorio con costi economici e ambientali rilevanti, disperdendo un potenziale energetico significativo. Un’infrastruttura locale consentirebbe invece di trasformare uno scarto in risorsa, alimentando filiere corte per la produzione di energia termica e/o elettrica. Si tratterebbe di un modello circolare capace di ridurre i costi di gestione per i comuni, abbattere le emissioni legate al trasporto e generare valore economico sul territorio. Una scelta strategica che coniuga sostenibilità, autonomia energetica e sviluppo locale.
Infine, secondo Confindustria Udine, il nodo strutturale della filiera resta la carenza di segherie industriali e il conseguente insufficiente utilizzo del potenziale forestale regionale, elemento che limita lo sviluppo di un sistema efficiente e sostenibile di valorizzazione del cosiddetto “oro verde”.
