Tra fede e libertà: a Tolmezzo la Rogazione di San Marco è un richiamo all’umanità
di BRUNO TEMIL
Sotto un cielo terso che abbracciava le cime della Carnia, la comunità di Tolmezzo ha rinnovato ieri, 25 aprile, uno dei suoi riti più antichi e sentiti: la Rogazione di San Marco. Un cammino che non è stato solo una rievocazione tradizionale, ma un profondo momento di riflessione sul senso dell’essere umani in un’epoca segnata da conflitti globali e incertezze morali.
Il cammino della speranza
La processione è partita di buon mattino dal Duomo di Tolmezzo. Un nutrito gruppo di fedeli ha percorso i pochi chilometri che separano il centro cittadino dalla suggestiva Pieve di Santa Maria OltreBut, incastonata sul colle tra le frazioni di Caneva e Casanova. In testa al corteo, l’Arcidiacono della Carnia, Mons. Angelo Zanello, e il Sindaco Roberto Vicentini, a testimoniare l’unione tra la guida spirituale e quella civile di una terra che, come ricordato durante il tragitto, “appartiene a Dio e alla sua gente”.
L’allarme di Mons. Zanello: “Rischiamo di perdere l’umanità”
Durante l’omelia, Mons. Zanello ha lanciato un monito potente, riallacciandosi alla lectio magistrale tenuta il giorno precedente da don Alessio Geretti. Il fulcro del suo discorso è stato il rischio del “disorientamento morale”: “Laddove si smarrisce l’orizzonte di Dio, non si è più in grado di distinguere il bene dal male”, aveva dichiarato Don Alessio Geretti.
Secondo Mons. Zanello, la crisi contemporanea non è solo politica o sociale, ma antropologica. Senza una guida trascendente, l’uomo fatica a riconoscere la dignità del prossimo, rischiando di calpestare se stesso. “Dobbiamo pregare affinché il Signore ci conservi ancora umani”, ha concluso, invitando i fedeli a non vivere la Rogazione come un semplice atto formale, ma come una scelta di fede attiva e coraggiosa.
Il Sindaco Vicentini: “Dall’intelligenza artificiale a quella umana”
Al termine della liturgia, il Sindaco Roberto Vicentini ha preso la parola collegando il significato religioso della festa di San Marco al valore civile del 25 Aprile. Dopo aver reso ieri omaggio ai cippi dei caduti il primo cittadino ha espresso un’amara riflessione sulla contemporaneità, criticando la “spettacolarizzazione” della guerra, spesso ridotta a una sorta di fiction televisiva.
“In un’epoca in cui vantiamo soluzioni tecnologiche come l’intelligenza artificiale, sembra mancare l’intelligenza umana necessaria a risolvere i conflitti,” ha sottolineato Vicentini. Il Sindaco ha poi richiamato la comunità ai valori della Costituzione, nata dal sacrificio antifascista: “La Carta ci parla di diritti, ma non possiamo ignorare la parola dovere. Abbiamo il dovere quotidiano di lavorare per la pace e di tramandare questa memoria alle nuove generazioni”.
La celebrazione si è conclusa con un senso di rinnovata responsabilità. Tra le mura storiche di Santa Maria OltreBut, la Rogazione del 2026 ha lasciato un messaggio chiaro: la pace e l’umanità non sono conquiste scontate, ma frutti di un cammino costante — proprio come quello fatto dai pellegrini verso il colle — che richiede memoria, preghiera e un instancabile impegno civile.












