Tolmezzo, il Carnia Industrial Park acquisisce il sito dismesso della CHImica Carnica Corbellini

Formalizzata lo scorso 18 gennaio, con il rogito sottoscritto dallo storico imprenditore ultra novantenne Dott. Antonio Corbellini, l’operazione di acquisizione, da parte del Carnia Industrial Park, dello stabilimento dismesso dell’ex Società CHImica Carnica (S-CHI-C) di Tolmezzo.
L’azienda chimica, fra le prime insediate nell’area industriale nella seconda metà degli anni 60, era il principale fornitore di materia prima per le cartiere del territorio. Dopo alcuni anni di inattività, nel 2004, la società è stata messa in liquidazione, ma il dott. Corbellini e la famiglia hanno continuato a risiedere al piano dell’edificio dedicato alla propria abitazione fino ad alcuni anni orsono.
Il sito dismesso, considerata l’area scoperta di pertinenza, ha una dimensione complessiva di circa 12.000 mq e si trova nel cuore della zona industriale tolmezzina con agevole accesso dalle principali strade di collegamento. Il Piano Industriale del Consorzio prevede sull’area un importante progetto di rigenerazione, successivo alla demolizione dell’edificio esistente, per la realizzazione di un Nuovo Polo Artigianale.
Il progetto, attualmente nella fase di studio di pre-fattibilità, prevede la realizzazione di una struttura modulare di circa 5.000 mq suddivisi in 8 spazi produttivi indipendenti, con accessi autonomi, aree verdi e zone parcheggio dedicate per l’insediamento o l’ampliamento di piccole imprese manifatturiere o artigiane.
Un’iniziativa completamente in sintonia con la legge SviluppoImpresa, voluta dall’assessore Bini e recentemente approvata all’unanimità dal Consiglio Regionale FVG. Un capitolo importante della legge è infatti riservato proprio all’intervento dei Consorzi e dei privati sui siti produttivi inutilizzati, dismessi e degradati. Una legge innovativa e di potenziale grande impatto economico, che consentirà al Consorzio di accedere a una quota delle risorse necessarie alla realizzazione del progetto.
“Un progetto avviato con il precedente Consiglio di Amministrazione – queste le parole del Direttore Danilo Farinelli – con la stipula del contratto preliminare, confermata dal nuovo CDA nel Piano Industriale, che ci porterà entro i prossimi due anni a mettere a disposizione, spazi modernamente attrezzati in risposta al fabbisogno espresso da numerose imprese. Un nuovo intervento su siti dismessi, dopo quelli ormai in fase di completamento sulle aree ex Filipuzzi ed ex Nigris, con una particolare attenzione al decoro urbanistico, all’ambiente e allo sviluppo economico locale”.


Cenni storici sulla Società CHImica Carnica (S-CHI-C)
a cura di 
Lucia Corbellini, figlia del Dott. Antonio Corbellini

La creazione, nella prima metà degli anni ’60, della Società CHImica Carnica (S-CHI-C) si deve al desiderio del Dott. Antonio Corbellini di mettersi in proprio e all’opportunità di avere, in quel momento, finanziamenti agevolati per nuove imprese da Mediocredito.
All’epoca la famiglia viveva a Firenze, il Dott. Corbellini dirigeva una conceria a Santa Croce sull’ Arno. Per questo nuovo progetto, rientrare nella natia Carnia gli sembrò naturale. Con 50 milioni di capitale proprio (metà del quale offerta dal padre Regolo, storico farmacista di Tolmezzo) e 75 milioni di prestito dal Mediocredito, vennero costruiti il fabbricato e l’impianto. Quest ultimo progettato dal Dott. Corbellini e realizzato da un’impresa di Villa Santina (Beorchia) che al tempo produceva i carrelli per la miniera di lignite di Cludinico.
La scelta del prodotto da realizzare avvenne a seguito di vari colloqui con la cartiera (allora Pirelli) individuata come potenziale cliente primario. La cartiera mostrò interesse per un prodotto all’epoca oggetto di monopolio di una multinazionale svedese, la BeWoid (da Bruno Wieger, detentore del brevetto originale) risalente agli anni ’30 dello scorso secolo. Nonostante molteplici tentativi, nessuno era mai riuscito a realizzare una valida alternativa e il prodotto della Bewoid era l’unica soluzione per fornire alla carta una specie di glassa che impedisse l’assorbimento dell’inchiostro. Il Dott Corbellini riuscì a rintracciare e far tradurre una recensione in polacco del lavoro originale di Wieger (il brevetto era ormai scaduto) e riuscì nell’impresa di mettere a punto l’impianto produttivo sulla base delle limitate indicazioni in suo possesso. Tutto ciò, senza aver realizzato preventivamente il prodotto in laboratorio. Su questa sua speciale capacità aveva scommesso il capitale e avviato la produzione.
L’ingrediente principale era una resina di conifera detta colofonia, fornita fino ad allora dal Portogallo. Il Dott. Corbellini ebbe la fortuna di agganciare, tramite mediatori svizzeri, la fornitura cinese, abbondante e conveniente, che si affacciava allora sul mercato. La produzione andava comunque “calibrata” ad ogni nuova fornitura e talvolta “la colla” – come veniva familiarmente chiamato il prodotto – impazziva come la maionese e la lavorazione doveva essere eliminata.
La reazione della Bewoid non si fece attendere e iniziò una dura concorrenza sui prezzi. Il suo potere mondiale era troppo forte e impedì una reale crescita della Schic. Tuttavia, nel corso degli anni, il prodotto dell’azienda carnica fu costantemente migliorato, al punto che la cartiera di Ovaro, dopo la chiusura della Schic, per parecchi anni non riuscì a trovare sul mercato una qualità equivalente.
Il monopolio del prodotto Bewoid fu sconfitto solo all’inizio degli anni 2000 quando la tedesca Basf mise a punto un’alternativa molto valida (il prodotto si attaccava alla carta per magnetismo). Ma questo decretò la fine di un’epoca e anche della Schic.



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