Tarcento, dopo l’aggressione al dottor Cappello scende in campo l’Ordine dei Medici

L’Ordine dei Medici di Udine dichiara la sua solidarietà al medico assalito dal suo paziente. Il fatto, che ha visto come vittima nella giornata di sabato il dottor Giuseppe Cappello, medico di medicina generale a Tarcento, ripropone all’attenzione quella “carneficina silenziosa” rappresentata dagli attacchi, fisici e verbali, contro i camici bianchi.

“La violenza, linguistica e fisica, deve essere sempre condannata”, dichiara il Presidente dell’Ordine dei Medici di Udine, Maurizio Rocco.

“Siamo consapevoli della criticità, per questo, già da due anni abbiamo avviato un percorso di formazione professionale mirato contro le aggressioni: si tratta di una strategia utile per aumentare le competenze degli operatori, migliorando il modo di reagire agli eventi aggressivi, fornendo tecniche di prevenzione e di eventuale autodifesa, permettendo di evitare l’innescarsi del ciclo di escalation dell’aggressività”, continua il Presidente Rocco.

Certo, “serve più tutela in generale ai professionisti della salute che, spesso, si trovano da soli ad affrontare situazioni emergenziali: è necessario individuare dei meccanismi di auto-tutela in collaborazione con le Istituzioni in modo che si possano arginare questi fenomeni in crescita e non sempre denunciati”.

E’ paradossale aggredire chi ti cura e si prende carico di te o di un tuo familiare, prosegue il Presidente dell’Ordine dei Medici. Purtroppo il rapporto medico-paziente si è deteriorato, spesso manca il tempo necessario da dedicare alla comunicazione e alla relazione con il paziente, è vero, si registra l’eccesso burocratico sì, ma molte volte i medici e i sanitari in quanto tali vengono presi di mira senza una giustificazione. “Chi aggredisce un medico, aggredisce se stesso. Molte volte i medici non denunciano un po’ perché temono ritorsioni sul posto di lavoro, un po’ perché credono di poter risolvere tutto con il buon senso, a volte sottovalutando, un po’ perché ritengono che si tratti di rischi connessi al mestiere, bisogna avere anche il coraggio di segnalare e denunciare”.

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