Serata di proiezioni a Gemona a 42 anni dal terremoto

59 secondi sono un tempo brevissimo ma possono diventare un’eternità e cambiare il corso della storia di un’intera comunità, com’è accaduto in Friuli la sera del 6 maggio di 42 anni fa. Come da tradizione, la Cineteca del Friuli, le cui origini sono strettamente legate alla tragedia del terremoto, commemora l’anniversario con una serata di proiezioni e la presenza di numerosi ospiti al Cinema Sociale di Gemona, venerdì 4 maggio alle ore 21.

Il giovane regista Mauro Carraro, che oggi vive a Ginevra ma è originario di Aviano, ha ripercorso in un cortometraggio di animazione – 59 secondi, vincitore del Pardino d’Argento al Festival di Locarno 2017 e premio del pubblico e menzione speciale della giuria al Piccolo Festival dell’Animazione – una delle storie che il terremoto ha cambiato per sempre, quella dei suoi genitori, Tiziana e Bruno Carraro. Quest’ultimo, oggi affermato imprenditore, era militare di leva a Gemona nel 1976 ed è uno dei sopravvissuti della caserma Pantanali. È una vita come tante quella del giovane Bruno, divisa fra la non sempre facile quotidianità della caserma e gli alti e bassi della relazione con Tiziana, finché la normalità viene sconvolta dalla scossa del 6 maggio con il suo strascico di paura e di morte. Il trauma individuale e collettivo è reso nel film con immagini di grande intensità. La storia si svolge tra Aviano e Gemona e si riconoscono luoghi come l’Harvey, all’epoca famoso locale di ritrovo per i giovani di Aviano e dintorni, e il Duomo di Gemona, prima e dopo le scosse. 59 secondi è prodotto da Nadasdy Film con Autour de Minuit, RTS – Radio Télévision Suisse e Canal+. Il regista sarà in sala con i genitori protagonisti e ad affiancarlo nella presentazione del film ci sarà Paola Bristot, docente e direttrice artistica del Piccolo Festival dell’Animazione.

A seguire, sarà proiettato ArtQuake – L’arte salvata, documentario del 2017 di Sky Arte HD a cui anche la Cineteca del Friuli ha collaborato con materiali dal proprio “Fondo Terremoto”. Il documentario (nella foto di copertina un frammento) affronta con un approccio multidisciplinare un tema fondamentale per un Paese ad alto rischio sismico e con un inestimabile patrimonio artistico come l’Italia: il ruolo dell’arte nel processo di elaborazione e di ripresa che segue un evento traumatico come il terremoto. Perché è indubbio che il recupero delle opere d’arte e in generale del patrimonio culturale in cui la popolazione colpita riconosce la propria dignità e la propria memoria rappresenta, insieme alla creazione di nuove opere, una tappa fondamentale nel percorso di rinascita. I modi in cui le diverse comunità e istituzioni hanno affrontato le conseguenze del terremoto sono descritti attraverso le riprese in alcune delle località e regioni italiane maggiormente colpite – Assisi, il Friuli, Gibellina, l’Emilia Romagna, l’Abruzzo, l’Irpinia – con un’incursione in esclusiva nel deposito-bunker di Spoleto, dove sono custodite in sicurezza le opere sopravvissute in attesa di essere ricollocate nei luoghi d’origine. Alla voce-guida dello storico dell’arte Claudio Strinati si aggiungono le interviste a esperti in vari campi (altri storici dell’arte, architetti, restauratori, sismologi e rappresentanti delle istituzioni) e a testimoni degli eventi sismici. Fondamentali i materiali d’archivio, che con inserti di grafica animata completano il lavoro. Diretto da Andrea Calderone e scritto da Elisabetta Severoni e Maria Teresa Grillo, ArtQuake è co-prodotto da TIWI e Sky Arte HD con il contributo della Regione Emilia Romagna. La proiezione sarà introdotta da Mauro Vale, fabbriciere del Duomo di Gemona che nell’immediato post-terremoto, intervenendo tempestivamente presso Palazzo Boton, Madonna delle Grazie, San Giovanni, la Biblioteca, ha salvato molti tesori del patrimonio storico-artistico gemonese ed è, insieme al fabbriciere del duomo di Venzone Aldo Di Bernardo, fra i testimoni locali interpellati per il documentario.

Chiude il programma della serata Portis deve rinascere qui (2018) di Stefano Morandini, antropologo visuale e già autore di documentari e pubblicazioni sulla realtà regionale. Le musiche sono del compositore e polistrumentista maniaghese Romano Todesco. Distrutta dal terremoto del 1976 e poi minacciata dalla frana, la frazione di Portis in Comune di Venzone è stata ricostruita in una zona sicura un po’ più a nord del vecchio abitato, che però non è mai stato completamente abbandonato. L’attaccamento tenace degli abitanti ai luoghi del loro passato ha dato vita a un paesaggio unico nel suo genere: vecchie abitazioni distrutte o semidistrutte che svelano nei dettagli recenti frequentazioni, orti coltivati e vigne curate, fiori freschi nel vecchio cimitero, fino alla recuperata chiesa di San Rocco. Pubblicato in dvd, Portis deve rinascere qui è allegato al libro curato dallo stesso Morandini con Donatella Cozzi Portis – La memoria narrata di un paese, entrambi risultato di un progetto di ricerca dell’Università di Udine. A presentare il proprio lavoro al Sociale ci sarà Stefano Morandini.

Una replica dei tre film è prevista per mercoledì 9 maggio, sempre alle 21.

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