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Robusta ripresa per la metalmeccanica in provincia di Udine

“Il comparto metalmeccanico è la spina dorsale della nostra manifattura, quell’industria che sta guidando la robusta ripresa economica del territorio. Digitalizzazione, sostenibilità, risorse umane qualificate, che cerchiamo, ma non troviamo, sono le principali sfide da affrontare. Ma le nostre imprese hanno dimostrato ancora una volta una grande capacità di reazione anche in seguito alla crisi Covid. E anche le prospettive, per con la cautela dovuta all’evolversi della pandemia e all’emergere di criticità sul fronte del prezzo delle materie prime, dell’energia e dei trasporti, sono positive”.

È questo, in sintesi, il commento della presidente di Confindustria Udine, Anna Mareschi Danieli (nella foto) ai dati congiunturali del comparto, diffusi oggi in occasione del cinquantesimo compleanno di Federmeccanica.

L’indicatore della produzione dell’industria metalmeccanica friulana (che conta oltre 24 mila addetti, il 47% degli addetti manifatturieri della provincia di Udine), secondo le elaborazioni dell’Ufficio Studi di Confindustria Udine sui risultati dell’indagine sul comparto provinciale, segna nel secondo trimestre 2021 un ulteriore recupero congiunturale rispetto al trimestre precedente, il quarto consecutivo. Significativo il forte rimbalzo tendenziale rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

“Nel dettaglio – afferma la presidente Mareschi Danieli -, nell’industria meccanica provinciale, dopo la crescita registrata nel 2017 (+3,1% la variazione tendenziale annua), la decelerazione nel 2018 (+1,8%) e nel 2019 (+0,6%), la caduta nel 2020 (-7,6%), nella prima metà del 2021 si è registrato un aumento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno del +3,4% nel primo trimestre e del +13,2% nel secondo trimestre, che ha riportato una variazione congiunturale sul primo trimestre del +2,3%”.

“Anche l’industria siderurgica – prosegue la presidente -, dopo un biennio 2017-2018 positivo (+2,1% la variazione tendenziale), una frenata nel 2019 (-3,5%) e forte contrazione nel 2020 (-8,7%), ha segnato un forte rimbalzo tendenziale sia nel primo, +8,1%, che soprattutto nel secondo trimestre 2021, +32,7% (+1,7% la variazione rispetto al primo trimestre 2021)”.

Significativo il notevole incremento delle vendite in Italia (+29% la variazione tendenziale del secondo trimestre) spinte dal forte aumento degli investimenti (favoriti dalla grande liquidità in circolazione e dagli incentivi).

Buone notizie anche sul fronte dell’export. “Nel primo semestre 2021 – conferma la presidente –, le esportazioni metalmeccaniche della provincia di Udine, che rappresentano il 68,2% del totale dell’export manifatturiero territoriale, sono cresciute del 25% rispetto ai primi sei mesi del 2020, ma sono ancora inferiori del 3,3% rispetto al primo semestre 2019. Rispetto al periodo pre-Covid sono aumentate le vendite all’estero del comparto della metallurgia (+15,1% rispetto al primo semestre 2019), mentre non hanno recuperato nella prima parte dell’anno i comparti dei macchinari (-24,9%), delle apparecchiature elettriche (-22,4%) e degli autoveicoli (-42%). Il gap per questi ultimi settori dovrebbe essere colmato nel secondo semestre”.

“Sappiamo tuttichiosa il capogruppo delle Industrie metalmeccaniche di Confindustria Udine, Agostino Pettarini –, che il settore è ripartito bene. L’Italia, da questo punto di vista, ha fatto registrare un indice di ripresa migliore rispetto ai competitor europei, come Francia e Germania. l’Italia occupa il primo posto in Europa per incremento della produzione manifatturiera nei primi sette mesi del 2021, registrando una crescita del +19,8% rispetto allo stesso periodo del 2020 (Germania +7,9%, Francia +10,8%, Spagna +13,4%). Perché è accaduto questo? Perché il nostro tessuto industriale è composto in larga parte da Pmi. Le quali, essendo meno ingessate e burocratiche, reagiscono in modo più rapido e flessibile alle situazioni di difficoltà. Questa è una bella lezione che abbiamo appreso dal Covid e dunque dico: concentriamoci sulle Pmi, che sono un elemento di forza, non di debolezza, del nostro sistema produttivo”.