CronacaFVG

Profughi dall’Ucraina, «la sorveglianza sanitaria non può pesare tutta sulla Regione Fvg»

“Nel momento in cui i flussi di profughi dovessero intensificarsi si apre uno dei quesiti che maggiormente ci preoccupa e che riguarda ciò che sarà contenuto nell’imminente ordinanza del Dipartimento nazionale di Protezione civile, ovvero ciò che viene definita attività di sicurezza sanitaria all’ingresso del Paese. Il Friuli Venezia Giulia ha tre confini – Fernetti, Tarvisio, Gorizia – ed è evidente che si pone il problema di come risolvere questa esigenza di sicurezza sanitaria. Saremo tutti coinvolti ma non tutto può pesare sulle spalle della Regione e per questo abbiamo già richiesto nel caso l’intervento dell’Esercito”.
Lo ha rimarcato il vicegovernatore con delega alla Salute e Protezione civile, Riccardo Riccardi, nel corso della Consulta in forma plenaria dei coordinatori dei gruppi comunali e delle associazioni di volontariato della Protezione civile che si è tenuta ieri ieri al teatro Giovanni da Udine alla presenza di rappresentanti di 163 comuni e 28 associazioni.
Riccardi, dopo aver ringraziato i volontari partiti dal Friuli Venezia Giulia, ha fatto il punto sulla situazione per capire come gestire al meglio il campo di smistamento che verrà allestito probabilmente ai confini con la Romania e tutti coloro che sono e saranno impegnati in questa missione importante per portare aiuto ad un Paese martoriato.
“Due saranno i pilastri, gestiti da un’unica piattaforma: il primo è quello dell’accoglienza, incardinato nella responsabilità delle Prefetture e gestito dai Comuni, dall’altro la struttura sanitaria. Alla Protezione civile regionale sono assegnati i compiti di organizzare e accompagnare i convogli di farmaci destinati ai confini dell’Ucraina”. “I flussi si stanno moltiplicando e non hanno una caratteristica ancora definita per quanto riguarda le destinazioni. Questo è un aspetto importante per gestire l’attività di sorveglianza sanitaria, in particolare in una condizione di pandemia che sebbene in flessione è ancora presente. La popolazione ucraina ha bassa percentuale di vaccinazione e per questo dovremo organizzare la possibilità di somministrazione e tra gli arrivi sono state rilevate presenze di persone positive: qualora il numero degli ingressi aumentasse, su indicazione del Ministero della Salute e del Dipartimento nazionale di Protezione civile, dovremo organizzare delle strutture che possano accogliere queste persone per il periodo di quarantena e spazi per coloro che sono stati a contatto”.
In merito all’eventuale utilizzo di iodio qualora vi fossero fuoriuscite di radiazioni da centrali nucleari colpite durante conflitto e alla valutazione della sua disponibilità in regione, Riccardi ha reso noto “senza fare terrorismo, ma senza nemmeno sottovalutare la questione” che la Regione sta monitorando tramite le farmacie come poter organizzare la preparazione. “Stiamo lavorando per capire quali possano essere le disponibilità in caso, per ora del tutto teorico, di necessità. I nostri volontari partiranno tutti – ha assicurato Riccardi – con lo iodio in tasca”.