Obbligo green pass, l’allarme della Cisl FVG: molti i comparti a rischio

A due giorni dall’introduzione dell’obbligo del Green Pass nel mondo del lavoro, l’Osservatorio della Cisl Fvg lancia l’allarme: molti i comparti in cui la produzione sarà messa a rischio e tanti, troppi, i problemi gestionali ancora da affrontare, sulla base di norme poco chiare.

Quella scattata dall’Osservatorio è una fotografia che accomuna tutti i settori, con preoccupazioni pressoché comuni, da come organizzare il lavoro in carenza di personale a come effettuare i controlli e gestire eventuali momenti di tensione.

Al netto di quello che sta accadendo in queste ore all’interno del Porto di Trieste, la situazione risulta comunque critica, con una media del 20% di lavoratori ad oggi sprovvisti di Green Pass, percentuale che in alcune aziende, anche erogatrici di servizi pubblici, sfiora il 60%.

Il rischio concreto è che l’obbligo in vigore dal 15 ottobre si ripercuota anche sulla produzione e sull’erogazione dei servizi alla collettività. E’, quest’ultima, ad esempio, una preoccupazione della Fit Cisl Fvg, che segnala come alcune aziende siano a rischio paralisi, come quelle legate alla raccolta dei rifiuti. Ma resta alta la preoccupazione rispetto tutti i servizi del trasporto, locale e regionale, sia su gomma che su ferro. “Nel nostro comparto – riferisce il segretario di categoria, Antonio Pittelli – parliamo di una media del 20% di lavoratori sprovvisti di Green Pass”, ovvero lavoratori che sono vaccinati ma non intendono esibire il documento (diverse le telefonate ricevute a questo proposito), lavoratori che non vogliono sottoporsi alla vaccinazione e neppure al tampone e lavoratori che vorrebbero fare il tampone, ma non trovano disponibilità né nelle farmacie né negli altri luoghi deputati. “Il problema – conclude – sarà, in caso di assenza, trovare i sostituti, spesso figure ad alta specializzazione, difficilmente reperibili sul mercato”.

Preoccupazioni analoghe anche nel comparto della metalmeccanica, dove si assiste anche ad un crescendo delle tensioni tra i lavoratori. A detta della Fim Cisl Fvg, a scontare l’obbligo del Green Pass saranno soprattutto le piccole e medie aziende, che già oggi vanno avanti con un numero esiguo di lavoratori. “Ci sarà – anticipa il segretario Gianpiero Turus – sicuramente un problema di produttività in queste realtà, senza contare il problema della mancanza di rifornimenti e della carenza di materie prime che potrebbe ingenerarsi data la situazione negli scali portuali di Trieste e Monfalcone”. Anche nel settore della metalmeccanica si stima una quota intorno al 20% di lavoratori senza Green Pass.

Situazione da tenere assolutamente monitorata anche nel comparto del legno arredo, dove si stima che il 30% dei lavoratori non sia vaccinato. Le criticità maggiori – sostiene Luciano Bettin della Filca Cisl Fvg – riguardano soprattutto la gestione del Green Pass, ovvero i controlli, e la garanzia del ciclo continuo delle aziende. Molte aziende del settore, infatti, lavorano a turni e a ciclo continuo e questo impone la garanzia della disponibilità dei lavoratori, anche in questo caso specializzati, difficilmente sostituibili attingendo al mondo della somministrazione.

Nell’edilizia, e soprattutto nella fascia confinaria, un altro problema segnalato riguarda i lavoratori dell’Est Europeo impiegati nei cantieri, la cui vaccinazione effettuata con siero Sputnik non viene riconosciuta in Italia. Per quanto riguarda i frontalieri, un altro problema ampiamente segnalato alla Cisl Fvg concerne personale sloveno vaccinato in Italia, che non riesce ad ottenere il Green Pass, né dal governo sloveno, né seguendo la procedura prevista dal sito del Ministero della Salute. Per questi casi, la Cisl Fvg si è attivata, con il supporto di Insiel, per scaricare il documento dei lavoratori.

Situazione critica anche in tutte le aziende seguite dalla Femca Cisl Fvg, a partire dalle multiutilities. Uno dei problemi evidenziati riguarda – come specifica il segretario di categoria Franco Rizzo – soprattutto la reperibilità, che nelle aziende che erogano servizi a ciclo continuo, è un elemento fondamentale. Ad oggi – riferisce Rizzo – non sappiamo come verrà gestita e garantita.

Riflettori accesi, inoltre, sull’industria agroalimentare. Mentre l’agricoltura si avvia ad una fase di stop (legato alla stagionalità), nell’industria – riferisce il segretario della Fai Cisl FVG –  la punta di lavoratori senza Green Pass si aggira attorno al 20-25%, con alcuni nuclei di lavoratori particolarmente restii al Green Pass. Anche qui, la criticità maggiore riguarda l’eventuale sostituzione di figure difficilmente sostituibili, come nelle realtà legate alla gestione del prodotto fresco.

Altra segnalazione, quella delle piccole realtà dove accade anche che il titolare sia no vax e la dipendente vaccinata, ma a rischio di dover rimanere a casa.

Le preoccupazioni tuttavia non riguardano solo il settore privato, ma anche tutto il comparto pubblico, come riporta anche il segretario della Cisl Fp, Massimo Bevilacqua. Tra i problemi di peso, vi è certamente quello dei controlli: basti pensare che nell’Ente Regione, dove la quota di lavoratori senza Green Pass è tra il 15 e il 20%, 107 sono le sedi da presidiare, di cui soltanto 33 già dotate di guardie giurate. La preoccupazione riguarda anche la stessa gestione del lavoro, ovvero come verrà riorganizzato in assenza di tutti i lavoratori previsti e la questione dei tamponi difficili da reperire, tanto che dovrà essere avviata anche una discussione sulla flessibilità dei dipendenti in entrata. Grande allerta, infine, anche per quanto attiene al comparto sanità, con la grande incognita di tutte quelle professionalità, vedi, ad esempio, gli amministrativi, finora senza obbligo di vaccino.