Mercato del lavoro in FVG: l’occupazione cresce, ma la sfida è il ricambio
Spazio alla fotografia del mercato del lavoro e della somministrazione, stamani a Udine con la Felsa Cisl e un incontro dedicato all’andamento dell’occupazione del Friuli Venezia Giulia. Stando ai dati presentati, e riferibili all’Osservatorio regionale, la nostra regione segna il record di occupati post-pandemia, il calo della disoccupazione, pur persistendo enormi tensioni demografiche. In questo contesto spicca l’evoluzione del lavoro in somministrazione, sempre meno frammentato e sempre più pilastro strategico per le imprese.
Il mercato del lavoro in Friuli Venezia Giulia, dunque, sta attraversando una fase di profonda trasformazione, caratterizzata da una forte resilienza e da indicatori complessivamente positivi, ma accompagnata da sfide demografiche e strutturali di grande rilievo. Tra il 2019 e il 2025 gli occupati in regione sono cresciuti del +3,8% (raggiungendo quota 527.590), mentre i disoccupati hanno registrato una flessione del -22,7% e gli inattivi sono diminuiti del -7,6%.
Tuttavia, a fronte di una domanda di lavoro vivace e di crescenti difficoltà di reperimento di personale, permangono nodi cruciali legati alle transizioni generazionali e di genere. Il calo demografico riduce la platea dei giovani in ingresso, mentre la crisi passata ha inciso in modo asimmetrico sulle coorti più giovani, evidenziando la necessità di percorsi d’ingresso più fluidi e strutturati.
In questo scenario complesso, il lavoro in somministrazione non rappresenta più soltanto una risposta temporanea o un ammortizzatore legato alle fluttuazioni congiunturali, ma si configura a tutti gli effetti come un’infrastruttura di intermediazione e reclutamento stabile. “Tuttavia – commenta il segretario generale della Felsa Cisl Fvg, Tommaso Billiani” – se fino ad alcuni mesi fa si vedeva una crescita continua del tempo indeterminato in somministrazione a fronte di una stabilità o anche calo del tempo determinato, ora il contesto di crisi continua e lo scenario geopolitico, e di conseguenza la crescente incertezza delle aziende, sta determinando una (ancor lieve) inversione con nuovo aumento della temporaneità, che va governata perché si trasformi in continuità”.
Il comparto del lavoro in somministrazione in Friuli Venezia Giulia coinvolge circa 27.528 lavoratori (attestandosi stabilmente intorno al 3% del totale dei dipendenti regionali, un valore in linea con le dinamiche nazionali e i contesti europei più dinamici). Un dato centrale che emerge dall’analisi riguarda la qualità dei percorsi e la riduzione della frammentazione, cui si affianca una professionalizzazione e una tenuta retributiva, con le retribuzioni medie annue per i lavoratori in somministrazione in FVG salite a 10.517 euro (sulla base delle giornate medie lavorate, pari a circa 130 giorni l’anno).
“Il mercato del lavoro cambierà comunque, spinto dalle transizioni demografiche e tecnologiche. La vera sfida per il Friuli Venezia Giulia, così come nelle altre Regioni d’Italia, non è subire questo adattamento in modo disomogeneo, ma valorizzare e accompagnare gli strumenti di incontro tra domanda e offerta, perché dobbiamo rendere le politiche attive delle reali, esigibili ed effettive tutele per il lavoratore, in grado di dargli sicurezza e stabilità” – incalza il segretario nazionale di categoria, Daniel Zanda.
“Per tutelare un numero così alto di lavoratori e l’intero sistema produttivo regionale, occorre potenziare le politiche attive garantendo continuità di reddito e formazione mirata, valorizzando anche il ruolo di supporto delle agenzie per il lavoro. Inoltre, di fronte all’invecchiamento demografico e al probabile afflusso di manodopera esterna, è necessario monitorare rigorosamente la qualità dei contratti per assicurare tutele adeguate e salari equi, ponendo particolare attenzione a giovani e donne, che sono i soggetti più esposti al rischio di retribuzioni basse e frammentate” – spiega il segretario generale della Cisl Fvg, Alberto Monticco.
La somministrazione di lavoro, grazie al suo rapporto triangolare tra agenzia, lavoratore e impresa utilizzatrice, si conferma in questo contesto uno snodo fondamentale: non solo flessibilità organizzativa per le imprese, ma un vero e proprio ponte qualificato per l’ingresso e la stabilizzazione dei talenti nel tessuto produttivo regionale.
