La storia del San Michele di Gemona tra il passato, presente e futuro

Venerdì 10 giugno, presso la Comunità Montana di Gemona, il Gruppo Cicogna ha dato lustro al direttore del mensile “La Voce della Montagna” Antonio Russo, in occasione della presentazione del suo ultimo libro sul quarantennale del terremoto. Ospite d’eccezione Luciano Baraldo, Funzionario delegato alla ricostruzione dell’ospedale San Michele e Presidente dell’USL n.4 di Gemona, dal’82 all’86 e degno di numerosissimi incarichi di prestigio in vari ambiti.
Presente la vice sindaco Adalgisa Londero che ha portato i saluti dell’Amministrazione comunale e il consigliere comunale Paolo Copetti. Si è aperto un armonioso dibattito con le persone presenti al quanto interessate ed emozionate.
libro san michele gemonaSi sono ripercorsi tratti di storia dell’ospedale, dalla demolizione del vecchio, a dieci piani, alla posa della prima pietra del nuovo. Simbolo della ricostruzione di Gemona con nota degna di altri tempi: concluso in quattro anni, nonostante modifiche di leggi, intercorse all’ultimo momento, richiedenti criteri antisismici e antincendio. Unica opera ospedaliera ricostruita sostenendo miliardi di spese, in un territorio altamente sismico che serviva, oltre il gemonese, la vasta zona dal Tarcentino alla Val Canale e Tarvisiano. Anche la Nato lo aveva scelto come base ospedaliera ideale in caso di eventi bellici ad est. Il consigliere Copetti Paolo approfondendo su questo tema ha chiesto la conferma di ciò alla stessa Nato.
Excursus su personaggi politici quali Varisco, Benvenuti e Comelli degni di essere nominati per la caparbietà riportata nel difendere il rispetto ai diritti dei friulani. Narrati di vissuti dolorosi, esperienze terrificanti come ad esempio quelli di Irene Gardo di Majano, che con una forza immane ha saputo reagire alle personali catastrofi, dandoci un altro esempio, nella lunga storia di terremoti del nostro territorio, come la nostra gente abbia modificato il proprio DNA, rendendoci persone forti e degne di restare sempre a testa alta. “Ciò che stiamo assistendo in questi tempi riapre vecchie ferite – hanno commentato i promotori – L”Orcolat” ha colpito ancora ma questa volta con la politica. Non aspettiamo un altro terremoto per mostrarci tutti fieri nel difendere il San Michele”.