Interinali non rinnovati all’Automotive di Tolmezzo, interviene Zanin

La vicenda dei lavoratori di Automotive lighting di Tolmezzo, i cui contratti a termine non sono stati rinnovati, sarà posta all’attenzione del Consiglio regionale. Lo assicura il presidente Piero Mauro Zanin commentando le notizie di stampa riguardo la situazione allo stabilimento di Tolmezzo dove la decisione dell’azienda tocca una ventina di lavoratori sul centinaio di interinali occupati.

L’attenzione e l’impegno del Consiglio regionale sulle problematiche del lavoro sono una priorità assoluta – sottolinea Zanin – soprattutto per assicurare una prospettiva alle giovani generazioni. La questione sarà approfondita nelle competenti sedi consiliari per promuovere tutte le opportunità di intervento attraverso le politiche di sostegno al lavoro che l’assessorato regionale può mettere in campo. L’obiettivo è implementare, pur nei limiti delle competenze della Regione, le misure utili a contrastare le ricadute negative che il cosiddetto decreto Dignità purtroppo rischia di provocare.

L’importanza di approfondire gli aspetti normativi e di delineare prontamente una articolata strategia di intervento è fondamentale, per il presidente del Consiglio perché – sottolinea – il caso di Automotive è il primo in un panorama di attività aziendali che sono strutturate anche con il lavoro a termine e con quello somministrato.

Un pensiero riguardo “Interinali non rinnovati all’Automotive di Tolmezzo, interviene Zanin

  • 8 agosto 2018 in 21:20
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    Accusare il Decreto Dignità di essere la causa del mancato rinnovo è più che una bufala un inganno per la gente poco informata. Cosa è cambiato in fatti rispetto a prima del Decreto? Che il mancato rinnovo poteva avvenire al massimo dopo 36 mesi invece che dopo 24 mesi! C’è o non c’è lavoro per proseguire nelle assunzioni a t.d.? Questa è la domanda a cui deve rispondere l’Automotive. Io personalmente avrei inserito nel Decreto che l’Azienda non solo dovesse “giustificare” la prosecuzione del contratto a t. d, dopo 12 mesi (cosa prevista nel Decreto, le famose “clausole”) ma anche motivare il mancato rinnovo o la mancata sostituzione dei “licenziati” con altre unità lavorative. Dispiace per quelli che verrebbero sostituiti, ma in questo modo l’occupazione sarebbe rimasta uguale. Ma, si sa, i “padroni” hanno sempre il coltello dalla parte del manico con l’acquiescenza dei partiti “amici”, tra cui ahimè, anche il PD

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