In Val Saisera l’omaggio ai Caduti della Grande Guerra

“I nostri caduti e i vostri caduti, tutti pensavano a un futuro migliore, fatto di pace e serenità, eppure tutti hanno dovuto fare la guerra, imbracciare il fucile”.

Sono le parole espresse dal presidente dell’Associazione nazionale alpini – Sezione di Udine – Gruppo di Malborghetto Valbruna, Stefano Toscani, presso il cimitero austroungarico della Val Saisera, dove hanno un luogo di sepoltura tutti coloro che in quella porzione di terra che si stringe tra la millenaria foresta tarvisiana e i picchi dello Jôf di Montasio e dello Jôf Fuart perirono durante la I Guerra Mondiale, fossero italiani o austroungarici. E con quell’incipit, poi ribadito in tedesco e sloveno in onore delle associazioni combattentistiche giunte dai Paesi confinanti, ha preso il via il 26° incontro alpino della Val Saisera, forte della ricorrenza dei 150 anni della costituzione del Corpo degli alpini e di una novità: il gemellaggio con l’Associazione nazionale fanti d’arresto (Anfa) di Valvasone-Arzene.

“C’è poi un terzo punto – ha detto il presidente dell’Anfa, Alvidio Canevese – che non va dimenticato: si ricordano i 60 anni della fondazione dei reparti d’arresto, nati sulle ceneri dei raggruppamenti d’arresto. Oggi in Val Saisera abbiamo definitivamente messo da parte il campanilismo che c’era tra noi, perchè si tratta del primo gemellaggio fatto da un’associazione di fanti e una di alpini, due realtà che, entrambe, presidiavano la parte Sud della cortina di ferro”.

“Il gemellaggio con l’Anfa – gli ha fatto eco Toscani – spero sia il preludio a un’unione futura di tutte le associazioni d’arma, affinché possano continua a portare avanti il loro servizio di diffusione di idee di pace e di fraternità e soprattutto siano ancora la memoria storica di quanto accaduto nel corso degli anni”.

Dal cimitero, la manifestazione si è spostata dapprima alla polveriera, con l’alzabandiera accompagnato dagli inni italiano, austriaco e sloveno intonati dalla banda dei Splumats e le allocuzioni delle autorità, poi alla cappella Florit per la celebrazione della santa messa e le onoranze ai caduti.

“Non è banale ciò che voi fate qui, ciò di cui siete testimoni e memoria”, ha così affermato il presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin, rivolgendosi ai padroni di casa e da sempre forte sostenitore degli alpini e “di quell’attaccamento ai valori umani che rappresentano, come monito ed esempio di ogni generazione e a cui guardare con speranza”.

“Non è un caso che le penne nere, ovunque vadano, sia sempre bene accolte da quelle popolazioni verso cui loro portano parola di pace, servizi, aiuto, attenzione per chi è in difficolta; a loro va il ringraziamento delle istituzioni, perché sono l’esempio dell’Italia che funziona, dell’Italia che vogliamo”, ha aggiunto il presidente evidenziando le bandiere sventolanti assieme, “simbolo di tre Paesi che un tempo si fronteggiavano e che oggi convivono in pace, con ritrovata fraternità e superamento di divisioni, nella nostra regione che è speciale proprio perché vi convivono quattro entità linguistiche: l’italiana, la friulana, la slovena, la tedesca”.

“Alpini e fanti d’arresto hanno presidiato insieme questi monti e i valori fondamentali della patria, valori che ancora oggi, come tutte le truppe armate, ci stanno portando avendo come parola principale a cui ispirarci la pace”, ha chiosato Zanin.