In Fvg si rischia un boom di fallimenti a causa dei crediti inesigibili

Ancorché il numero dei fallimenti registrato in Friuli Venezia Giulia negli ultimi due anni sia modestissimo, il rischio che, dal prossimo autunno,  torni ad aumentare in misura preoccupante è alquanto probabile. Tra il deterioramento del quadro economico generale (ascrivibile al caro energia/carburante e all’impennata dell’inflazione), l’impossibilità di cedere i crediti acquisiti con il superbonus 110 per cento e i mancati pagamenti della Pubblica Amministrazione nei confronti dei propri fornitori (che secondo una stima in FVG si aggira attorno a 1 miliardo di euro), molte attività commerciali e produttive rischiano  di dover portare i libri in tribunale. Con una specificità; per molte di queste imprese la chiusura definitiva non sarà causata dall’impossibilità di pagare i propri debiti, ma per crediti inesigibili, ovvero per insolvenze in grandissima parte imputabili alle inadempienze della nostra PA. A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA.

E’ in arrivo l’onda lunga 

Quali sono le ragioni per cui gli artigiani mestrini ipotizzano che al rientro dalle ferie i fallimenti potrebbero subire un forte innalzamento ? Se guardiamo la serie storica degli ultimi 10 anni, anche in FVG il picco massimo delle “chiusure” è stato raggiunto nel 2013, ovvero 1/2 anni dopo la crisi del debito sovrano che ha colpito pesantemente il nostro Paese. Pertanto, come in tutte le recessioni, gli effetti si esplicitano successivamente. Cosicché, dopo le difficoltà causate dal Covid nel biennio 2020-2021 e a seguito degli effetti negativi riconducibili alla guerra in Ucraina scoppiata verso la fine di febbraio, a partire dal prossimo autunno il numero dei fallimenti potrebbe tornare a crescere anche nella regione più a est del Paese e subire una brusca impennata nel corso del 2023.  Negli ultimi 10 anni, comunque, il numero massimo di fallimenti in FVG si è registrato nel 2013 (281 casi), è rimasto elevato nel 2015 (263 casi), dopodiché c’è stata una progressiva riduzione che ha toccato il picco minimo nel 2021 (658 casi).    

Le criticità che portano al fallimento: superbonus e mancati pagamenti della PA 

Davanti a norme incerte che da mesi stanno condizionando negativamente l’applicazione del superbonus del 110 per cento, gli intermediari finanziari (banche, istituti finanziari, etc.) hanno praticamente bloccato gli acquisti del credito. A fronte di questa situazione, le imprese del comparto casa (edili, dipintori, installatori impianti, falegnami, etc.) non sono più in grado di fare gli sconti in fattura. E con crediti fiscali già acquisiti e non cedibili, che in molti casi ammontano a centinaia di migliaia di euro per singola azienda, molte realtà si trovano in crisi di liquidità e sul punto di sospendere i cantieri, non essendo più in grado di pagare i fornitori. Ma la situazione più problematica rimane lo stock dei debiti commerciali di parte corrente in capo alla Pubblica Amministrazione che, a livello nazionale, continua vergognosamente ad aumentare. Ciò vuol dire che le imprese che lavorano per la PA non hanno ancora incassato una cifra spaventosa che è pari al 3,1 per cento del Pil nazionale; segnaliamo, infine, che nessun altro paese presente in UE registra un’incidenza così elevata.

I settori più a rischio sono il commercio e le costruzioni

Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, anche nei primi cinque mesi di quest’anno il numero dei fallimenti in FVG è in calo (-22 per cento). In termini assoluti sono stati 32 gli imprenditori che hanno portato i libri in tribunale (-9 rispetto allo stesso arco temporale del 2021). I settori più a rischio sono il commercio e l’edilizia. Sempre in questa prima parte del 2022, solo la provincia di Pordenone ha subito un leggerissimo incremento (+ 1 fallimento), mentre Udine, Gorizia e Trieste hanno registrato un risultato negativo: rispettivamente -1, -3 e -6.