Gestione Covid, lettera aperta di un imprenditore turistico ai sindaci della Val But

Pubblichiamo la lettera aperta inviata ai sindaci della Val But da Matteo Benato di Arta Terme, imprenditore nel settore turistico. 

Vorrei condividere alcune riflessioni dopo aver letto alcune lettere rivolte alla cittadinanza da alcuni di voi, a proposito della situazione attuale dell’epidemia di coronavirus, constatando, al di là delle parole di circostanza, l’ennesimo appello alla responsabilità individuale dei cittadini, come se questa fosse l’unica arma per sconfiggere il virus, sempre sul presupposto implicito che una buona parte dei cittadini (magari anche minoritaria) se ne freghi della situazione, quando invece i motivi potrebbero essere ben altri.
Nel mio ragionamento cerco di partire da una constatazione che ho avuto modo di chiarire anche con professionisti del diritto attinente ad un principio base della gestione epidemiologica attuale dal punto di vista normativo: ad oggi, in base a normativa vigente, qualsiasi forma di quarantena di chi ha avuto un contatto stretto con un accertato positivo da coronavirus necessita di un provvedimento dell’autorità sanitaria (identificata nel Dipartimento di Prevenzione dell’Asl), Solo da tale provvedimento derivano per il soggetto destinatario gli obblighi di permanenza domiciliare in base al numero di giorni stabilito (dieci), l’assoggettamento a sorveglianza e il riconoscimento di questo periodo come malattia ai sensi della tutela previdenziale (sempre che non sia poi riscontrata la positività, nel qual caso scatta l’isolamento). Qualsiasi altra forma di quarantena, volontaria, concordata (verbalmente, telefonicamente, etc.) non comporta il sorgere di questi effetti, cioè non ha alcun valore.
Si capisce bene perchè allora l’epidemia sia andata avanti in così poco tempo: da quando io posso avere avuto un contatto diretto con un positivo, possono essere passati più giorni prima di essere costretto a fermarmi, e non certo per irresponsabilità mia, ma per motivi del più vario genere, che ho potuto constatare io stesso nella mia esperienza: ad esempio perchè la gente ha bisogno di lavorare; oppure perchè la gente ha scoperto di essere stata a contatto con persone risultate positive dopo che queste stesse lo avevano scoperto dopo più giorni (robabilmente perchè il tracciamento dell’Asl era in tilt già a metà settembre); non ultimo (e questo vale soprattutto per imprenditori, autonomi e professionisti, abituati a lavorare anche se malati), perchè le coperture previdenziali o assicurative private sono esigue in caso di malattia, non coprendo i mancati guadagni, figurarsi quindi le forme di auto-quarantena o quarantena volontaria, prive di alcun valore giuridico.
I vostri appelli alla responsabilità dei cittadini pertanto, inutile dire, verranno accolti solo da quanti se lo possono permettere: non certo da imprenditori, autonomi e professionisti e buona parte dei loro dipendenti, costretti a lavorare per recuperare il tempo perso in primavera e che continuiamo a perdere anche ora, visto che le forme di aiuto sono state e saranno ridicole (a titolo di esempio, ricordo che le agevolazioni del cosiddetto “decreto ristoro” per questa seconda chiusura sono come il solletico a fronte del pagamento di tasse, imposte, contributi previdenziali di vario tipo in scadenza il 16 novembre, scadenza ovviamente non rinviata), e costretti quindi a giocare con la propria salute. Nel momento in cui fate appelli alla responsabilità dei cittadini diventate quindi complici del sistema governativo di gestione dell’epidemia basato sulla non gestione della stessa, avendo usato strumenti ordinari per una situazione di emergenza fuori controllo (da tutti i punti di vista).
Mi sono profondamente arrabbiato sentendo membri del Governo, governatori di regione, sindaci, lamentarsi perchè domenica 8 novembre, complice anche la giornata di bel tempo, c’era gente in giro un po’ dappertutto; sinceramente io tirai un sospiro di sollievo quella sera per il semplice fatto che l’incasso della giornata mi avrebbe fatto comodo per la scadenza del 16 novembre, sempre con il timore di sottofondo che qualcosa possa essere circolato come contagi anche tra i miei collaboratori e clienti.
Sia chiaro, ora che ci troviamo chiusi di nuovo, forse come cittadini imprenditori lo faremmo anche più volentieri e con più consapevolezza, anzichè con rabbia e rassegnazione, se fossimo stati nella condizione di non aver avuto quest’ansia da tassazione folle; e in questo senso a nulla valgono i contributi erogati, perchè irrilevanti rispetto tasse e costi fissi, e perchè a malapena servirebbero a ristorare il danno enorme ricevuto dalla limitazione (molto spesso discrezionale) della libertà d’impresa e di lavoro.
Vi chiederei tre cose pertanto:
1. in quanto sindaci, con poteri di autorità sanitaria nel vostro territorio, perchè non esercitate voi stessi tale prerogativa per arginare l’epidemia? La vostra cittadinanza potrebbe trarne giovamento anche in termini di efficacia ad esempio nell’accertamento dei contagi; in poche parole, perchè non anticipate le Asl nel rintracciamento e nei provvedimenti di quarantena a sensi di normativa? A quanto mi risulta, nessun sindaco fa questo, pur potendolo fare;
2. perchè non fate presente ai nostri amministratori regionali, che a loro volta facciano presente ai nostri governatori nazionali, che una gestione dell’epidemia così com’è non ha alcun senso, per i motivi sopra descritti?
3. perchè non sollevate voi stessi la questione del non senso di una tassazione in periodi di chiusure generalizzate (ad esempio, perchè devo pagare l’acconto Irpef 2020 sulla base di quanto pagato nel 2019 se nel 2020, causa, Covid i redditi saranno inferiori di non so quanto, oppure perchè devo pagare una tassa rifiuti per il 2020 a prezzo pieno se per 3 mesi causa chiusura forzata dell’attività non ho prodotto rifiuti), e che a nulla servono i vari ristori e contributi a fondo perduto se la tassazione resta ordinariamente in atto?
Un cordiale saluto.

MATTEO BENATO

 

 

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