Economia FVG: le tensioni in Medio Oriente frenano il PIL, crescita rivista allo 0,2%
Le tensioni in Medio Oriente e il blocco dello stretto di Hormuz hanno frenato bruscamente la ripresa economica globale, con ripercussioni dirette anche sul Friuli Venezia Giulia. Secondo le analisi dell’Ufficio Studi di Confindustria Udine (su dati Prometeia), le prospettive di crescita per il 2026 sono state riviste al ribasso: il PIL regionale si fermerà a un modesto +0,2%, tre decimi in meno rispetto alle stime di inizio anno.
Shock energetico e inflazione
Il rincaro delle materie prime ha spinto il petrolio verso i 100 dollari al barile e il gas naturale a 42 euro/MWh. Di conseguenza, l’inflazione è prevista in risalita al 2,6% per l’anno in corso. Questo scenario erode il potere d’acquisto delle famiglie (i cui consumi cresceranno solo dello 0,3%) e frena gli investimenti delle imprese (+1,3%, contro il +2,3% del 2025), appesantiti anche dall’aumento del costo del credito e dalla cautela della BCE, che potrebbe alzare i tassi entro l’estate.
Esportazioni e comparti produttivi
Il commercio estero risente della debolezza degli scambi mondiali, con un aumento delle esportazioni stimato all’1,1% per il 2026. Sul fronte dell’offerta, l’industria segna una crescita marginale (+0,1%), mentre le costruzioni registrano una brusca frenata (+0,6% rispetto al +2,6% dell’anno precedente) a causa della rimodulazione degli incentivi. Solo il PNRR continua a garantire un sostegno rilevante, specialmente per l’efficienza energetica dei processi produttivi.
Mercato del lavoro
Nonostante il rallentamento economico, l’occupazione tiene grazie a fattori strutturali come l’innalzamento dell’età pensionabile. Il tasso di occupazione regionale dovrebbe salire al 69,5%, superando la media spagnola e allineandosi a quella francese, pur restando lontano dai livelli tedeschi. La disoccupazione è prevista in lieve aumento, attestandosi al 4,8%.
Il commento di Luigino Pozzo (Confindustria Udine)
Il presidente Luigino Pozzo esprime forte preoccupazione: «Se l’attuale fase bellica e di instabilità dovesse protrarsi fino a fine anno, il rischio è di scivolare verso una fase di stagnazione o addirittura recessione, con un’inflazione al 4,5%». Pozzo critica duramente l’assenza di risposte tempestive da parte dell’Europa: «I tempi delle decisioni a Bruxelles non sono compatibili con la gravità della situazione. Paghiamo l’energia molto più dei nostri concorrenti e abbiamo bisogno di misure immediate, come la sospensione del sistema ETS». Il presidente conclude ricordando l’importanza del decreto sull’iperammortamento atteso per maggio, fondamentale per non bloccare gli investimenti in innovazione: «Bisogna rimettere l’industria al centro delle politiche europee per evitare un declino inesorabile».
(nella foto Luigino Pozzo)
