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Il Duomo di Venzone ritrova le sue statue

“Il ritorno delle statue sul Duomo di Venzone è un segno di speranza: ricostruire si può”.

Così la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, ha salutato stamattina il ritorno di 5 delle 12 statue riprodotte a partire dagli originali che decoravano il Duomo di Venzone e che sono andate in gran parte distrutte in una serie di vicissitudini seguite al terremoto del 1976.

Oggi, su iniziativa della Pieve guidata da don Roberto Bertossi e del Comune di Venzone, presente il sindaco Fabio Di Bernardo, si è tenuto all’interno del Duomo il licôf di cantiere con la Soprintendenza archeologica e belle arti e la Regione, per celebrare il ricollocamento delle copie delle statue sui portali e sulle absidi.

“Una giornata storica che Venzone, la sua comunità e l’intera comunità del Friuli Venezia Giulia attendevano da 41 anni”, ha esordito la presidente, ricordando che questa prima fase del percorso di recupero delle statue “è un regalo della regione alla città in un anno molto importante che l’ha vista insignita del titolo di borgo dei borghi più bello d’Italia”.

Le dodici statue originali, datate attorno al 1300, erano state in gran parte distrutte e ridotte a frammenti a seguito della seconda scossa di terremoto del 1976, di cui il 15 settembre ricorre il 41. anniversario.

Adamo ed Eva, il Cristo e i dolenti, le Annunciazioni, i Santi Giorgio, Giacomo e Michele, erano stati messi al riparo in attesa del restauro in un magazzino dove però hanno subito danni ancor maggiori a causa di un incendio doloso nel 1983. Le fiamme hanno compromesso irreversibilmente la tenuta dei materiali, tanto da indurre la Soprintendenza a impedirne l’esposizione all’esterno.

Da qui la decisione, sostenuta dalla Regione, di intraprendere il restauro degli originali, che oggi sono collocati all’interno del Duomo, ed affidare ad uno scultore e ad un team di esperti in restauro la realizzazione di copie fedeli da ricollocare nelle posizioni precedentemente occupate.

“È importante dare un messaggio di speranza, forte e simbolico, a chi sta soffrendo in altre parti del nostro Paese per le conseguenze di terremoti e alluvioni, dimostrando che è possibile ricostruire dov’era e com’era”, ha rimarcato ancora Serracchiani, ricordando che ora l’impegno della Regione sarà rivolto “a collaborare con tutte le istituzioni coinvolte per completare il collocamento delle altre copie sul Duomo e trovare un luogo più idoneo dove esporre gli originali e renderli fruibili alle migliaia di visitatori che raggiungono Venzone, meta turistica rilevante”.

 

 

Lo ha confermato anche il Soprintendente regionale ai beni archeologici, belle arti e paesaggio, Corrado Azzollini, per il quale “questo è un passaggio di un progetto complessivo in cui il futuro del Duomo di Venzone è essere completato da un lapidario che permetta la fruizione, tutela e valorizzazione non solo delle statue originali ma anche di altre opere e materiali lapidei, oltre alle mummie cui spetta una collocazione degna inclusa in un sistema espositivo”.

Di “emblema di una ricostruzione riuscita” ha parlato anche il sindaco di Venzone, Di Bernardo, mentre il pievano Bertossi ha elogiato la lentezza opposta al concetto del “tutto e subito” che ha consentito in 40 anni di raggiungere non solo una ricostruzione materiale filologica ma anche una ricostruzione spirituale e comunitaria.

Guido Biscontin, dell’Università Ca’Foscari di Venezia, ha invece sottolineato come le statue collocate al posto degli originali non siano semplici copie ma vere e proprie opere d’arte che completano l’architettura stessa del Duomo, nate dalla maestria dello scultore romeno Dimitru Ioan Serban che il destino ha voluto legare a Venzone già negli anni della formazione, quando, 25 anni fa, giunse nel borgo medievale con una borsa di studio.