Dignano, la storica Filanda Banfi pronta a rinascere: tre progetti per il futuro del complesso
Tre possibili destinazioni per restituire vita e una nuova funzione alla storica Filanda Banfi di Dignano, uno dei complessi di archeologia industriale più significativi del territorio. Un polo culturale e museale, un centro integrato di servizi alla persona oppure uno spazio dedicato alla filiera agroalimentare e all’innovazione. Sono gli scenari individuati dallo studio di fattibilità presentato oggi a Dignano, nell’ambito del progetto di recupero e rigenerazione urbana denominato “Il risveglio del Gigante”. L’iniziativa, illustrata alla presenza del sindaco
Giambattista Turridano, del vicegovernatore regionale con delega alla Cultura Mario Anzil e dell’assessore regionale alle Infrastrutture e territorio Cristina Amirante, punta a restituire centralità a un edificio che ha segnato la storia produttiva e sociale della comunità, ma che da tempo ha perso la propria funzione originaria. Lo studio, elaborato dall’architetto Claudia Marcon di Stradivarie Architetti Associati, ha analizzato le caratteristiche storiche, architettoniche e dimensionali della struttura, individuando le possibili prospettive di recupero e rifunzionalizzazione. Il complesso si estende su un’area di circa 12mila metri quadrati, con 3.609 metri quadrati di superficie coperta e un volume complessivo superiore ai 12mila metri cubi. Dimensioni che rendono l’intervento particolarmente impegnativo, sia sotto il profilo progettuale sia per le risorse economiche necessarie.
Le tre ipotesi di sviluppo individuate rappresentano altrettante possibilità per il futuro della filanda. La prima prevede la realizzazione di un polo culturale e museale, capace di valorizzare la memoria industriale del sito e trasformarlo in un luogo di riferimento per attività espositive e culturali. La seconda punta a creare un sistema integrato di servizi alla persona e alla comunità, mentre la terza immagina un polo dedicato alla filiera agroalimentare e all’innovazione, con possibili ricadute sul tessuto economico locale. Non si tratta ancora di una scelta definitiva, ma di scenari alternativi che costituiranno la base per le future valutazioni dell’Amministrazione comunale, chiamata a individuare una destinazione sostenibile sotto il profilo economico e in grado di rispondere alle esigenze del territorio.
I primi interventi e i finanziamenti regionali
Il percorso di recupero della Filanda Banfi ha già registrato alcuni importanti passi avanti. Nel maggio 2025 si è concluso un primo intervento di riqualificazione energetica della copertura, finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia con 1,1 milioni di euro. Un ulteriore contributo regionale di 2 milioni di euro, concesso sempre nel 2025, è stato destinato al recupero dell’ex Galettiera, per la quale è prevista la trasformazione in una struttura dedicata alle persone anziane. Complessivamente, dunque, sono già stati stanziati 3,1 milioni di euro per due distinti interventi sul patrimonio edilizio del complesso. La prossima fase riguarderà il ripristino sismico dell’intero corpo di fabbrica, passaggio fondamentale per procedere con la rigenerazione complessiva della struttura. Il Comune è intanto impegnato nella ricerca di ulteriori finanziamenti regionali, statali ed europei, necessari per sostenere un progetto che, per dimensioni e complessità, richiederà una programmazione articolata e un impegno economico significativo.
Anzil: «Una nuova funzione che restituisca valore alla comunità»
A sottolineare il valore storico e culturale dell’iniziativa è stato il vicegovernatore Mario Anzil, che ha evidenziato l’importanza di individuare una destinazione concreta per un edificio così rappresentativo dell’identità locale. «Il progetto di recupero della Filanda Banfi è particolarmente interessante perché restituisce una prospettiva a un’architettura di grande valore storico e suggestione, che ha perso la propria funzione originaria ma rappresenta ancora una testimonianza significativa della storia produttiva di questo territorio». «La sfida di immaginare una nuova funzione per un edificio storico e simbolico come questo è difficile ma necessaria. Apprezzo il metodo e il lavoro pregevole che l’Amministrazione comunale ha condotto per individuare i possibili scenari di conversione e utilizzo, dando priorità a una soluzione che sia sostenibile economicamente e che restituisca un valore aggiunto allo sviluppo futuro del territorio», ha aggiunto Anzil. Secondo il vicegovernatore, la necessità di conservare la memoria storica dell’edificio deve accompagnarsi alla ricerca di una destinazione realmente utile: «Pur conservando la testimonianza del passato, della storia e dell’identità di questo luogo, credo che la progettazione debba orientarsi alla destinazione che più crea servizi funzionali alla comunità di Dignano e concretamente realizzabili».
Amirante: «La rigenerazione urbana è una sfida che richiede una visione territoriale»
L’assessore regionale alle Infrastrutture e territorio Cristina Amirante ha invece collocato il progetto nel quadro delle nuove politiche regionali di pianificazione e recupero del patrimonio edilizio dismesso. «La rigenerazione urbana può trasformare luoghi non più utilizzati in nuove opportunità per le comunità, recuperandone il valore e immaginandone funzioni capaci di guardare al futuro». Amirante ha ricordato come l’adozione del nuovo Piano di governo del territorio rappresenti un cambiamento significativo per il Friuli Venezia Giulia, chiamato ad affrontare nuove sfide dopo una lunga stagione di sviluppo legata alla ricostruzione post-terremoto e alla crescita industriale. «Dopo 48 anni, superiamo uno strumento che ha accompagnato la ricostruzione post-terremoto e la trasformazione della nostra regione in un sistema manifatturiero, logistico e produttivo di primo piano. Oggi dobbiamo aprire una nuova fase, dotandoci di strumenti adeguati per affrontare le sfide della rigenerazione urbana e territoriale, a partire dal recupero di un patrimonio di archeologia industriale e di architetture militari dismesse che attende da tempo nuove prospettive di sviluppo». L’assessore ha infine evidenziato la necessità di una collaborazione tra istituzioni e soggetti economici per affrontare interventi di questa portata. «Interventi di questa dimensione difficilmente possono essere affrontati da un singolo Comune, soprattutto quando si tratta di individuare nuove funzioni per spazi così ampi e complessi. È necessario ragionare su una scala territoriale più vasta, mettendo allo stesso tavolo Comuni, Regione e mondo economico e imprenditoriale».
In quest’ottica, ha concluso Amirante, gli strumenti della perequazione e della compensazione urbanistica previsti dal nuovo sistema di governo del territorio potranno contribuire a costruire le condizioni necessarie per trasformare patrimoni oggi inutilizzati in nuove occasioni di sviluppo.

