Demolire o rivalorizzare? A Forni di Sopra si indaga sulla rigenerazione dei paesaggi montani

Restituire alla natura o valorizzare per la comunità? È questo il grande dilemma a  cui cerca di rispondere il primo appuntamento della Dolomiti Mountain School dal  titolo “Rigenerare paesaggi e architetture di montagna”, organizzato dalla Regione  Friuli Venezia Giulia con la Comunità di montagna della Carnia e l’ASCA, andato in scena lo scorso venerdì a Forni di Sopra. 

“Quella di oggi è una giornata importantissima perché insieme alla Fondazione  Dolomiti UNESCO parliamo di rigenerazione dei paesaggi e di architettura  dimenticata: elementi che possono diventare uno sprone per riuscire a rendere  ancor più attrattivi questi territori” ha commentato il sindaco di Forni di Sopra,  Marco Lenna, nell’accogliere gli oltre cinquanta ospiti provenienti da Friuli e  Veneto. “Sempre di più, oggi, divengono fondamentali tavoli di concertazione tra  tutti i portatori di interesse come architetti, paesaggisti, amministratori, operatori  turistici e abitanti del paese”. 

“Lo scopo fondamentale della Mountain School” ha spiegato il coordinatore della  Scuola Giampaolo Carbonetto “è cercare di capire come operare in montagna,  andando a indagare vari aspetti che normalmente vengono trascurati da chi  interviene sul territorio. È un passo verso la restituzione della montagna alla propria  funzione, rendendola più vicina a coloro che la vivono e la amano”. 

Partendo dall’esempio di Pineland, lo scheletro architettonico di un villaggio  turistico degli anni sessanta progettato proprio a Forni di Sopra dall’architetto  Marcello D’Olivo, i relatori – architetti, antropologi, professori universitari – si sono  susseguiti in una serie di riflessioni circa il valore del paesaggio e l’integrazione  delle strutture antropiche. Al centro della discussione il concetto di obsolescenza:  non un processo irreversibile, bensì una caratteristica temporanea che si può  invertire donando nuova vita ai manufatti caduti in disuso, e che “può diventare  una porta aperta per uno sguardo progettante che immagina nuove funzioni e  nuovi ruoli” ha suggerito la professoressa dello Iuav di Venezia Viviana Ferrario.  “Ragionando sull’obsolescenza abbiamo cambiato il modo di percepire questi  aspetti: ci siamo resi conto che sul territorio delle Dolomiti UNESCO ci sono  numerose strutture obsolete che in realtà rappresentano grandi potenzialità per la  gestione del sito stesso”. 

“Un paesaggio si può ricostituire, si può restaurare, a volte si può anche  reinventare” ha spiegato l’antropologo Franco La Cecla. “In tempi recenti è  cambiata la sensibilità: oggi infatti siamo più sensibili rispetto ad un’idea molto più  unitaria del paesaggio, nel momento in cui si percepisce che in montagna negli  ultimi cinquant’anni si è costruito troppo e spesso male”. 

“Nasce quindi l’esigenza di ricercare un nuovo equilibrio, anche partendo dagli  stimoli che ci ha lasciato Marcello D’Olivo”, come ha ricordato l’architetto Giovanni  Vragnaz.