Crisi Kito Chain, Mazzolini: «Difendere l’occupazione per salvare la montagna»
«La tutela dei livelli occupazionali nelle aree montane non è soltanto una questione economica, ma rappresenta una scelta strategica, per garantire il futuro delle comunità locali e contrastare i fenomeni di spopolamento». Con queste motivazioni il vicepresidente del Consiglio regionale Stefano Mazzolini ha depositato una mozione sulla crisi dello stabilimento Kito Chain (ex Weissenfels) di Fusine in Valromana.
«L’iniziativa – spiega Mazzolini- nasce a seguito della comunicazione, da parte della proprietà dell’azienda, dell’esistenza di 19 eccedenze occupazionali all’interno di una realtà che rappresenta, da centinaia di anni l’unico sito industriale della Val Canale e che oggi impiega circa cento lavoratori. Quando si parla di montagna bisogna avere la consapevolezza che ogni posto di lavoro ha un valore che va ben oltre il singolo rapporto occupazionale. Le aziende presenti in questi territori garantiscono reddito alle famiglie, sostengono l’economia locale, mantengono vive le comunità e contribuiscono a creare le condizioni affinché le persone possano continuare a vivere e lavorare nelle proprie terre».
Nella mozione Mazzolini ha voluto evidenziare il ruolo strategico dello stabilimento di Fusine, chiedendo alla Regione di proseguire nell’azione di supporto già avviata, per giungere alla presentazione, da parte dell’attuale proprietà, di un piano industriale concreto e sostenibile, capace di fornire adeguate garanzie sulla continuità produttiva e occupazionale dello stabilimento.
«La perdita di un presidio industriale in un territorio periferico produce effetti molto più pesanti rispetto a quelli che si registrano nei grandi centri urbani – aggiunge -. Per questo motivo è fondamentale preservare le attività produttive esistenti e creare le condizioni affinché possano continuare a investire e a generare occupazione. Difendere il futuro della Kito significa riaffermare un principio fondamentale: senza lavoro non può esserci sviluppo, senza sviluppo non può esserci permanenza delle persone nei territori e senza comunità vive non può esserci futuro per la montagna».
