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Code sull’A23 e la Val del Lago diventa la Valle degli e(o)rrori

Riceviamo dagli ex sindaci di Cavazzo Carnico e Trasaghis, rispettivamente Franceschino Barazzutti e Loredano Tomat, e pubblichiamo.

Persiste la formazione della lunga fila di automezzi costretti a rimanere fermi o procedere a passo d’uomo tra il casello di Gemona e quello di Amaro dell’autostrada Palmanova-Tarvisio A23 al punto da essere costantemente citata nei comunicati radio relativi ai punti critici della viabilità nazionale. Una situazione che non fa onore al nostro Paese stante l’importanza di questa arteria e l’utenza principalmente internazionale. Una situazione che crea notevole disagio anche ai friulani, i quali per evitare il rischio di rimanere imbottigliati in quel tratto di autostrada ormai utilizzano la viabilità ordinaria, anche se questa presenta all’inizio della SR Carnica 52 un tratto-gimkana a causa dell’incomprensibile protrarsi della chiusura del “nuovo” ponte cementizio sul fiume Fella al quale fa da supplente quello vecchio in pietra.
Non è la prima volta che sulla A23 si verifica tale criticità a causa di interventi principalmente nelle due parallele “gallerie del lago” ed anche sui due grandi viadotti paralleli che nella parte nord scavalcano il lago e la valle sconvolgendoli con una lunga teoria di enormi piloni alcuni dei quali piantati addirittura sul fondale del lago. Ma questa criticità in atto si protrae da troppo tempo, si dice a causa di interventi manutentivi o di consolidamento delle gallerie. Del resto che gallerie e viadotti rappresentino per loro stessa natura momenti critici lo conferma la casistica del sistema stradale nazionale.
Invero tali frequenti criticità inducono a considerazioni di ordine più generale sul tratto autostradale che da Osoppo giunge al casello di Amaro percorrendo l’intera Val del Lago. Infatti il viaggiatore che percorre verso nord il tratto rettilineo tra Buja e lo svincolo di Gemona ha ben visibile davanti a sè che il percorso attraverso la valle del Tagliamento sarebbe il più diretto, a cielo aperto, il più breve, il più semplice, il più razionale, il meno impattante, il meno costoso, quindi di ovvio buon senso. Tant’è che la gente lo dava per scontato e che anche la bozza del Piano Urbanistico Regionale dell’assessore De Carli prevedeva proprio che da Osoppo l’autostrada proseguisse dritta dritta a cielo aperto lungo la Valle del Tagliamento per poi inoltrarsi nella Valle del Fella.
Accadde invece che in uno dei primissimi anni ’70 l’allora Presidente della Giunta Regionale Berzanti convocasse presso il municipio di Trasaghis i sindaci, gli assessori e i consiglieri comunali di maggioranza e di minoranza dei Comuni di Trasaghis e di Cavazzo Carnico ed annunciasse in modo perentorio che l’autostrada sarebbe passata attraverso la Val del Lago, aggiungendo, davanti alla sorpresa ed alle proteste degli amministratori locali, che anche lui, cioè la Regione, non poteva farci niente. E così si abbandonava il tracciato diretto per un altro ad arco ben più lungo e problematico. Di tale irrazionale decisione non venne data alcuna spiegazione per cui diversi furono i “si dice”, tra cui la volontà di Tolmezzo di avere l’autostrada ed il casello il più vicini possibile, i vincoli posti dalle alte autorità militari e persino la volontà di spendere comunque tutti i soldi già stanziati. Chi conosce il vero motivo parli!
Nella valle quindi si sviluppò un forte movimento popolare di opposizione che, con la parola d’ordine “autostrada funesta, alla Val del Lago non farai la festa!”, ebbe la sua punta più avanzata tra la popolazione del comune di Trasaghis ed in quella Amministrazione Comunale. Per contenere tale opposizione, dall’Alto fu avanzata la proposta di creare posti di lavoro attraverso la realizzazione di un’area di servizio sulla riva sud del lago, proprio quella più vocata alla fruizione turistica. Proposta – polpetta avvelenata – giustamente respinta poiché avrebbe comportato l’acquisizione di quell’area rivierasca da parte dell’autostrada e quindi di Autostrade spa dei Benetton.
Con l’autostrada si completava lo scempio della Val del Lago iniziato dalla Società Adriatica di Elettricità (SADE) negli anni ’50 con la costruzione della centrale idroelettrica di Somplago il cui scarico di acque gelide e torbide nel lago naturale con deposito di fango sul fondale, l’oscillazione del livello, l’erosione delle rive, la riduzione della superficie lacustre hanno decretato la morte delle varie forme di vita acquatica e dello stesso lago, mentre la valle veniva attraversata e snaturata dagli alti tralicci degli elettrodotti che portavano altrove la corrente rendendo ben visibile la completa sottomissione della valle all’idroelettrico.
Successivamente la Società Italiana dell’Oleodotto Transalpino (SIOT) stendeva la sua condotta lungo la valle con un tratto adiacente alla riva ovest, un altro sul fondale del lago e la stazione di pompaggio con relativo grande serbatoio cilindrico sulla riva nord, per poi attraversare il sistema di acque scaturenti dalla base della rupe di San Candido, fra l’altro dichiarata poi pericolante a seguito delle verifiche conseguenti al terremoto del 1976.
Visto che è in arrivo anche l’elettrodotto Wurmlach-Somplago, manca solo che – dato l’attuale revival – ci aggiungano anche una centrale nucleare!
Gli interventi realizzati nei tempi moderni dall’homo sapiens in quella che era una valle bellissima sono stati improntati non alla sapienza, alla saggezza, ma a ben altri meno nobili criteri, che hanno fatto della Val del Lago la Valle degli Errori. O meglio, degli Orrori.
Nel frattempo la fila degli autoveicoli continua a fermarsi o a procedere a passo d’uomo.

FRANCESCHINO BARAZZUTTI
LOREDANO TOMAT