Chiesta una maggior tutela per il “radic di mont”

E’ iniziata, anche quest’anno, la raccolta e la lavorazione del “radic di mont“, ovvero il radicchio di montagna, il cui nome scientifico è cicerbita alpina o lactuca alpina (famiglia delle asteraceae).

Luigi Faleschini è il presidente dell’Associazione per la promozione e la tutela del radic di mont (legata al presidio Slow Food  “radic di mont” del Friuli Venezia Giulia), che riunisce 11 persone, in rappresentanza di Carnia, Valcanale e Canal del Ferro, aree dove nasce e cresce, allo stato spontaneo, il radicchio di montagna. Sono in tutto 4 i produttori che, nell’ambito dell’associazione, lavorano il radicchio per poi offrirlo al consumatore, conservato sott’olio e in agrodolce.

“La legge regionale vigente, relativa alla raccolta e alla detenzione delle erbe spontaneespiega Faleschini – non riesce purtroppo, a tutelare il prodotto e l’ambiente in cui nasce e cresce. Anche quest’anno abbiamo iniziato la raccolta del radicchio delle nostre aree montane, sopra ai mille/millecinquecento metri di altitudine. La normativa  prevede che se ne possa raccogliere e detenere 1 kg al giorno, a persona. Mediamente da 1 kg di radicchio raccolto si ottiene una resa di prodotto trasformato, sott’olio o in agrodolce, del 40 per cento. Stiamo cercando di sensibilizzare e proporre, con  un impegno attivo, insieme all’Arpe Fvg, l’Associazione regionale produttori erbe, una discussione costruttiva sui contenuti della legge. Infatti,  la norma, allo stato attuale, impedisce a noi produttori di radicchio lavorato e conservato, di ottimizzare le fasi della raccolta e di trasformazione. Risulta molto faticoso recarsi in quota per raccogliere piccole quantità giornaliere. Negli stessi luoghi in cui, spesso, altri sono già passati, per scopi di natura personale, raccogliendo in modo non adeguato, per modalità e quantità, il prodotto. La raccolta, infatti, necessiterebbe di essere tutelata in certi ambienti di crescita, per evitare il depauperamento della specie, causato da una raccolta massiva da parte di un pubblico sempre più numeroso, attratto dal mondo delle erbe e dei funghi spontanei, ma non sempre sensibile al rispetto dell’ambiente, perché impreparato. Proponiamo l’istituzione di un “patentino”, per coloro che, dopo un’adeguata formazione, possano risultare in possesso dei requisiti necessari, da individuare insieme agli esperti del settore”

Dopo la raccolta, inizia un lavoro certosino di pulizia a mano (per i produttori di lavorato), germoglio per germoglio: mediamente, vengono puliti circa un paio di kg ogni ora. Successivamente il radicchio viene scottato, acidificato e messo in vasetto. Infine,  si procede alla fase di pastorizzazione per un adeguata conservazione nel tempo.

Un pensiero su “Chiesta una maggior tutela per il “radic di mont”

  • 16 Giugno 2017 in 13:58
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    Buongiorno il compito di tutelare il patrimonio montano spetta al corpo forestale e mi sembra che il controllo sia valido.tutti questi patentini mi semb ano solo un pretesto per favorire le ditte private e per far spendere soldi al cittadino.

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