Cesare Di Fant: “Radio Studio Nord ha un grande valore”

Dallo scorso mese di aprile c’è stato un cambio al vertice della società Radio Studio Nord s.a.s. A fianco del socio storico e fondatore Luigi Muner ci sono ora Laura Morocutti e il direttore artistico dell’emittente Cristian Comelli, che hanno rilevato le quote del dimissionario Cesare Di Fant.
Proprio a Cesare Di Fant abbiamo chiesto le motivazioni della sua uscita.
“Il mio compito principale era di rilanciare l’azienda e così ho fatto insieme ad uno staff già esistente e straordinario, pieno di idee e passione per il proprio lavoro. Ho lasciato la proprietà a due persone che sono e saranno certamente pronte e preparate per portare avanti il lavoro con il passo che questi due anni di mia presenza hanno impresso all’azienda”.
Quando è arrivato che situazione ha trovato?
“Problemi ci sono sempre, ma io sono un maratoneta e non sono andato “fuori passo”. Ho trovato già tutto esistente, bisognava solo mettere in ordine le forze ed accendere i motori”.
Quale è stato il suo impatto con territorio, clientela e istituzioni?
“Tutta la clientela ed il territorio in genere conoscono Studio Nord, ma non sono pienamente consapevoli delle potenzialità che la radio mette in campo per aiutare le aziende a diventare molto più conosciute e ad accelerare il proprio successo. Manca la cultura aziendale dell’importanza basilare della comunicazione: il 50% di una azienda è saper fare, il rimanente 50% è saperlo raccontare”.

Cesare Di Fant

Ma il resto della regione è più preparato alla cultura della comunicazione?
“Poco di più. Purtroppo siamo ancora lontani, per esempio, dal vicino Veneto, dove il business della comunicazione è 7 volte maggiore rispetto a quello del FVG, mentre la  popolazione è superiore di sole 3 volte e mezza. Spero che, complice anche la crisi sistemica in atto, la clientela spinga le aziende del Friuli settentrionale a schiacciare l’acceleratore della comunicazione, per il loro bene”.
Che cosa l’ha sorpresa di più?
“I numeri che raggiungono la trasmissione “A Tutto Carnico” e i siti Carnico.it e Studio Nord News: oltre 2.600.000 pagine viste il primo e oltre 2.200.000 il secondo. Due fenomeni sociali  irraggiungibili da qualsiasi altra realtà regionale del settore. E poi la diffusione capillare dei ripetitori FM sul territorio, affiancata ormai da due anni anche dalla App che permette di ascoltare la radio sullo smartphone praticamente in tutto il mondo”.
La radio in genere, quindi, resta un mezzo forte?
“Certamente. La radio è molto moderna: ti segue in auto, casa, lavoro, smartphone, ideale in una vita così veloce e complessa che ognuno di noi vive quotidianamente. E’ il mezzo che cresce di più dopo internet, negli investimenti pubblicitari in Italia. Inoltre ormai il mercato ha fatto una fortissima selezione in FVG: se escludiamo le radio ecclesiastiche, ci sono solo 3 radio locali in provincia di Udine, altre 3 su Trieste e solo una su Pordenone. Gorizia è rimasta senza una radio ormai da molti anni. Studio Nord, quindi, ha un grande valore”.
Ma adesso lei è completamente fuori da Studio Nord?
“Neanche per sogno! Nei patti sociali che abbiamo sottoscritto, rientra il mio compito commerciale, che sto svolgendo con la stessa forza di prima. L’azienda ha raddoppiato il fatturato il 2 anni e adesso comincia la parte più difficile, ovvero mantenere i numeri”.
Ma allora qualcuno potrebbe pensare che a Studio Nord si guadagna molto?
“A Studio Nord soprattutto si lavora molto. Abbiamo raddoppiato il fatturato, ma abbiamo aumentato di molto anche i costi, specialmente quelli relativi ai collaboratori esterni: tutti in regola con le norme fiscali e previdenziali. Ogni evento di Studio Nord viene fatturato completamente e chi lo realizza riceve il giusto compreso, il versamento delle imposte e dell’Enpals entro i tempi determinati per legge. Non so se altre organizzazioni di zona siano così precisine…”.
Quindi, in conclusione, commercialmente tutto continua come prima.
“Sì. E non ho motivo di pensare che la nuova proprietà cambi sostanzialmente l’impostazione data in questi due anni. Squadra che vince non si cambia”.

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