Certificati di malattia per pazienti contagiati o in quarantena, nota dell’Ordine dei Medici di Udine

Non corrisponde al vero che i pazienti contagiati o quelli in stato quarantena precauzionale sono costretti a fare la spola da un ambulatorio all’altro per ottenere il certificato di malattia. L’Ordine dei Medici di Udine rigetta le accuse e, documenti alla mano, smentisce la presunta inadempienza. L’Ordine si era già da tempo attivato con il Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda sanitaria di Udine. La richiesta è chiara: deve essere il Dipartimento a rilasciare in forma telematica (e non solo cartacea), inviandolo all’INPS e al datore di lavoro, l’eventuale certificato di malattia, se richiesto, per l’assenza dal lavoro per esigenza di profilassi di sanità pubblica per quanti risultano positivi al tampone e/o, in caso di contatto con soggetti positivi, siano destinatari dell’isolamento domiciliare. 

Il rilascio del documento solo cartaceo da parte del Dipartimento di Prevenzione, infatti, determinerebbe la necessità che il paziente si debba recare – con tutti i rischi e violando gli stessi articoli di legge, fra cui il 650 del Codice penale che prevede, oltre all’ammenda, anche l’arresto – negli ambulatori dei medici di base, ambulatori che però, per queste circostanze, sono interdetti. 

In alternativa, dovrebbe essere il medico di medicina generale a doversi muovere per andare al domicilio del paziente in isolamento, visto che ancora non è stata concessa la deroga alla legge Brunetta che impone ai medici di base di rilasciare il certificato di malattia soltanto davanti al paziente per accertare lo stato di malattia/contagio, pena l’incorrere nel reato di falso in atti d’ufficio. Il problema, però,  è che i medici di medicina generale, come spiega l’Ordine dei medici di Udine, sprovvisti di tutti i dispositivi di sicurezza (mascherine, occhiali, tute, etc), non possono permettersi di esporsi al contagio e di esporre contestualmente al rischio anche tutti gli altri loro pazienti (ci sono casi di medici di base già positivi).

Lo scenario è complesso, anche perché INPS e INAIL hanno chiuso e quindi è tutto più complicato. 

Per questo l’Ordine dei medici ha attivato da tempo un canale di trattativa con il Dipartimento di Prevenzione per poter fare in modo che sia il Dipartimento a rilasciare il certificato telematico, e non solo cartaceo, da spedire all’INPS e al datore di lavoro per le ovvie misure di precauzione che poi dovrà adottare sul posto di lavoro. 

Lo stesso decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’8 marzo indica le misure per la segnalazione dei contagiati e/o per le persone da mettere in quarantena (articolo 8 comma 3, punti c e d) in cui si dice che il Dipartimento compila un modulo con il nome della persona e questo modulo viene inoltrato anche al medico di medicina generale per “eventuale certificato di malattia” che può essere redatto da qualsiasi medico,  quindi anche dai medici del Dipartimento!. 

Dai medici di base non arriva alcun paziente, ma solo un pezzo di carta… Il problema si pone su come scrivere un certificato telematico senza vedere il paziente, paziente che, pero, non può andare in ambulatorio né essere visto a domicilio dal medico di base, per ovvi motivi di potenziale contagiosità.

L’unica soluzione verso cui ci si sta indirizzando è, quindi, che il Dipartimento si occupi del certificato telematico e che, in ogni caso, come già chiesto all’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi, venga sospesa la legge Brunetta laddove obbliga il medico a certificare la malattia solo in presenza del paziente, clausola che,  in tempi di malattia contagiosa, non può essere ottemperata.

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