Bar chiusi e un’imprenditrice deve chiedere a una famiglia carnica di poter andare in bagno

Ha dovuto bussare alla porta di sconosciuti per poter andare in bagno, visto che tutti i bar del paese erano chiusi a causa dell’ultimo Dcpm.  E’ accaduto stamani in Carnia a un’imprenditrice edile, che ha riferito la spiacevole vicenda alla CNA (alla quale la sua ditta, con sede a Nimis, è associata). Soprattutto nei piccoli paesi montani, il limite dell’asporto e del non consumo in loco ha indotto molti bar a chiudere del tutto; così l’artigiana friulana, impegnata oggi in un sopralluogo in un piccolo cantiere, ha dovuto chiedere la cortesia – con un certo imbarazzo – a una famiglia del posto per poter andare in bagno. 

Non si tratta, quindi, solo di rinunciare a un caffè o un pranzo veloce al bar: viene proprio a mancare, per i lavoratori, la possibilità di utilizzare i servizi igienici degli esercizi pubblici in caso di necessità. “Senza contare – aggiunge Nello Coppeto, presidente regionale CNA Fvg – che con la chiusura dei ristoratori molte altre categorie sono svantaggiate negli orari di lavoro, in primis gli autotrasportatori. Se è vero che gli autogrill restano aperti, è vero anche che non sempre tir e camion si trovino a percorrere l’autostrada; e trovare un bar aperto nei paesi è un’impresa ardua all’ora di pranzo, figuriamoci la sera”. 

Operai e autisti, insomma, sono i lavoratori che, lontani da casa, maggiormente stanno soffrendo dei vincoli legati alla “zona arancione”. “Bisogna trovare una soluzione alla problematica della ristorazione”, chiude Coppeto.

(foto d’archivio)

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