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Al “Sociale” di Gemona i capolavori del cinema americano anni ’40

Quattro capolavori del cinema americano firmati da grandi maestri come Ernst Lubitsch, Joseph L. Mankiewicz, Otto Preminger, John M. Stahl, e una splendida attrice da riscoprire come Gene Tierney (nelle foto): è la rassegna La diva fragile, proposta dalla Cineteca del Friuli a novembre e dicembre al Cinema Sociale di Gemona e realizzata grazie a Lab 80, che per il piacere dei cinefili doc e di tutti coloro che amano il buon cinema di ogni tempo, torna a distribuire i grandi classici restaurati.

heaven_can_wait11Apre il ciclo, domenica 6 novembre alle 13.30, Il cielo può attendere (Heaven Can Wait) di Ernst Lubitsch, capolavoro di eleganza e di squisita trasgressione, realizzato dal maestro della commedia nel 1943 e che ancora oggi sa trascinare gli spettatori tra eventi inaspettati e momenti di grande ilarità. Il film, che accanto a Gene Tierney vede protagonisti Don Ameche e l’impareggiabile caratterista Charles Coburn, ripercorre in flashback i sessant’anni di vita di un uomo, ricapitolando moltissimi motivi e figure “esemplari” che hanno ossessionato Lubitsch fin dagli inizi della sua carriera. Il film sarà riproposto anche domenica 13 novembre alle 13.30 e mercoledì 16 novembre alle 21.

Il secondo titolo, proposto nella seconda metà del mese a partire da domenica 20 novembre, è Vertigine (Laura), un capolavoro assoluto del noir firmato nel 1944 da Otto Preminger. Qui Gene Tierney è Laura Hunt, bellissima direttrice pubblicitaria che viene trovata morta con il volto sfigurato nel proprio appartamento. L’ispettore di polizia che deve investigare sul suo omicidio, leggendo le sue lettere e il diario e ascoltando le testimonianze dei suoi amici finirà per innamorarsene. Candidato a cinque Oscar, il film vinse la statuetta per la fotografia in bianco e nero di Joseph LaShelle.

L’appuntamento con i classici, tutti in lingua originale con sottotitoli in italiano, riprenderà a dicembre con le riedizioni di due melodrammi, Il fantasma e la signora Muir (The Ghost and Mrs. Muir) di Mankiewicz e Femmina folle (Leave her to Heaven) di Stahl, con una Gene Tierney più bella che mai. Molto nota negli anni ’30 e ’40 (lavorò fra gli altri anche con John Ford e Sternberg), l’attrice viene ricordata, oltre che per il talento, per il fascino esotico e l’aura di sensualità e mistero che la caratterizzarono, ma anche per una timida fragilità venata di inquietudine, che dà il titolo alla rassegna.