Concluso ad Artegna il “Cantiere del paesaggio” dedicato al recupero dei muri in pietra a secco
Si è concluso sul Colle di San Martino ad Artegna il Cantiere del paesaggio edizione 2026 dedicato al recupero dei muri in pietra a secco, mai come quest’anno difficile e complesso. Tanti i motivi: le dimensioni del muro, lo spazio esiguo, le complicazioni sopraggiunte, l’affaticamento dopo giorni pesanti di lavoro. Però il risultato finale è sotto gli occhi di tutti: l’Ecomuseo delle Acque del Gemonese e il Comune di Artegna, partner del progetto, non possono che dichiararsi soddisfatti. Il merito è di un valido “istruttore” (Tommaso Saggiorato, che da dodici anni conduce i lavori) e di un gruppo di “allievi” affiatatissimi, che si sono dedicati all’opera di ripristino con passione ed energia. Quest’anno, peraltro, si è iscritto al cantiere persino un volontario proveniente dalla provincia di Bergamo, a dimostrazione di un interesse che va oltre i confini regionali.
Va anche detto che il corso di quest’anno si è dimostrato esemplare nel suo svolgimento, avendo compreso tutte le fasi dell’attività di recupero: messa in sicurezza, scavo retrostante, rimozione delle pietre, loro selezione e ricollocazione. A beneficiarne è stato il Troi dal Cret, ma anche il Castello Savorgnan e il colle sono stati valorizzati. La successione di cantieri condotti lungo il sentiero nell’arco degli anni, ben sei, ha permesso di completare il restauro del muro, dimostrando che il paesaggio può essere gestito in modo accorto e sostenibile. Il fatto che nel 2018 l’Unesco abbia inserito l’arte dei muri a secco nel Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità, ha legittimato ancor di più i “cantieri”, oramai parte integrante dei programmi dell’Ecomuseo.
(foto di Graziano Soravito)
