Il Patto per l’Autonomia: «Una follia investire 190 milioni per gli impianti sciistici»
Il gruppo consiliare del Patto per l’Autonomia – Civica FVG ha presentato un’analisi dettagliata che mette in discussione la strategia turistica della Giunta regionale, parlando di una «forte contraddizione» tra i trionfalismi istituzionali e la realtà economica e climatica. Secondo il capogruppo Massimo Moretuzzo, l’aumento del 6% degli sciatori nell’ultima stagione non giustifica l’impennata della spesa pubblica, passata dai 36 milioni del 2021 ai 190 milioni programmati per il prossimo triennio. Moretuzzo definisce questo finanziamento «fuori scala e decisamente spropositato», sottolineando come il modello attuale sia sostenuto artificialmente da ingenti risorse che drogano il mercato.
Il cuore della polemica riguarda l’impatto del riscaldamento globale, che secondo la consigliera Giulia Massolino sta già condannando gran parte dei poli sciistici regionali. Citando i dati ARPA, Massolino evidenzia come la linea di affidabilità della neve sia ormai salita sopra i 1500 metri, mentre la maggior parte dei comprensori friulani si trova a quote inferiori. La consigliera punta il dito contro la scelta di investire decine di milioni in infrastrutture destinate a subire la scomparsa dei giorni di gelo entro fine secolo, definendo l’intera operazione come un «accanimento terapeutico» su un comparto in declino.
L’analisi entra nel merito delle singole località, evidenziando investimenti triplicati a Sappada, dove sono stati stanziati oltre 53 milioni di euro, e il raddoppio dei costi per il polo dello Zoncolan, che balza a 37 milioni. Criticità vengono segnalate anche a Tarvisio e Sella Nevea, dove i budget milionari per nuovi impianti e bacini di innevamento si scontrano con previsioni climatiche avverse e contenziosi urbanistici. Al contrario, il gruppo cita Piancavallo come un raro esempio di corretta gestione, grazie a una programmazione che punta sulla destagionalizzazione delle attività.
Sul fronte economico, Moretuzzo sottolinea come la gestione dei poli resti strutturalmente in passivo nonostante i ricavi milionari. Località come Forni di Sopra, Sella Nevea e Sappada registrano perdite che superano il milione di euro a stagione, con costi fissi e variabili che azzerano i margini e rendono il sistema totalmente dipendente dai fondi pubblici. A rafforzare questa tesi interviene la giornalista Cristina Nadotti, la quale avverte che produrre neve artificiale con temperature troppo alte è un’operazione fallimentare sia sotto il profilo energetico che idrico, trasformando la montagna in un mero «parco giochi» a uso cittadino.
In conclusione, Moretuzzo e Massolino chiedono un cambio di paradigma radicale, invitando la Regione a fermare quello che considerano uno spreco di risorse per destinarle invece a una reale riconversione economica della montagna. L’obiettivo proposto è quello di costruire un modello capace di sopravvivere senza neve artificiale, evitando che i segnali della crisi — come l’abbandono degli impianti e l’aumento dei costi — portino alla desertificazione dei territori montani prima che sia possibile governare il cambiamento.
(nella foto da sinistra Moretuzzo, Nadotti e Massolino)
LA REPLICA DELL’ASSESSORE FVG BINI
