TOLMEZZO- Domani si chiude la Stagione di Prosa

Termina mercoledì 15 marzo, alle 20.30, nell’Auditorium “Luigi Candoni” di Tolmezzo la stagione di prosa della Carnia, promossa dal Comune di Tolmezzo e dall’ERT. L’ultimo ospite di una lunga serie – sul palco del Candoni si sono esibiti Andrea Brambilla, Giampiero Ingrassia e Marina Massironi, Miranda Martino e Viviana Toniolo, Lella Costa – è Geppy Gleijeses, direttore artistico dello Stabile di Calabria, produzione che presenterà a Tolmezzo “Pigmalione (My fair Lady)”, testo di George Bernard Shaw. La pièce, diretta da Roberto Guicciardini, è interpretata dallo stesso Geppy Gleijeses e da Marianella Bargilli, Marco Messeri e Valeria Fabrizi.
Pigmalione (1914) è forse il più noto tra i lavori teatrali di George Bernard Shaw (1856-1950), scrittore, critico musicale e teatrale irlandese, vincitore nel 1925 del premio Nobel per la letteratura. In Pigmalione Shaw affronta tutti i temi che hanno caratterizzato la sua ricerca poetica: la lingua, la discriminazione sociale, l’assistenzialismo e l’emancipazione della donna.
Henry Higgins, eccentrico professore di fonetica, scommette di essere in grado di educare alla buona pronuncia la piccola fioraia Eliza Doolittle – che parla un cockney atroce – fino a farla scambiare per una duchessa. Ha inizio quindi una rigorosa opera di educazione a cui contribuirà anche la madre di Higgins. In casa di lei Eliza fa la conoscenza di Freddy Eynsford Hill, il quale ne resta affascinato. Finalmente Higgins la presenta ad una festa d’ambasciata, spacciandola con successo per una duchessa rumena. Eliza però non vuole più essere trattata come una cavia…
In questa messinscena del Teatro Stabile di Calabria, il regista Roberto Guicciardini ha dovuto affrontare un nodo apparentemente inestricabile. Il nodo, legato alla traduzione, riguarda il linguaggio di Lisa e di suo padre contrapposto al linguaggio del professore Higgins e degli altri del suo ceto. Il professore è capace di identificare in base a sfumature e variazioni fonetiche di vocali e consonanti il luogo di origine, addirittura il quartiere o la via del personaggio parlante. I personaggi “bassi” si esprimono in cockney, linguaggio dei bassifondi londinesi, una mescolanza di idiomi in cui “convergono elementi anglosassoni accanto alle influenze più disparate, coloniali e preanglofone”. L’uso del cockney denuncia la natura classista della lingua, le cui stratificazioni segnano le diversità fra i livelli sociali come su una scala graduata. È la barriera che inceppa l’evoluzione o l’emancipazione. Non esiste in italiano un parallelo che abbia lo stesso grado di efficacia. “Per evidenziare il divario – spiega lo stesso Guicciardini – abbiamo travasato il cockney in una parlata toscana, con forti inflessioni di pronuncia. Il guaio è che da noi il dialetto corre in parallelo con la lingua senza recidere del tutto il cordone ombelicale. Non di rado il dialetto contribuisce con travasi immediati ad arricchire la lingua stessa, ampliandone l’espressività. La soluzione adottata, col suo grado di approssimazione, ha il sapore di un marchingegno, più o meno plausibile