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VIDEO – Le croci del Canin tornano a vegliare sulle Alpi Giulie

Le croci del Canin tornano a osservare le Alpi Giulie. Sono state manutentate e riportate alla loro dignità le due croci poste sul Canin Piccolo e sulla cima del Monte Canin, a 2.587 metri di quota: due simboli di vetta profondamente legati alla storia, alla memoria e al sentimento delle comunità che vivono ai piedi di questa grande montagna.

Quasi tutte le cime più importanti delle Alpi custodiscono un segno: una croce, una campana, una targa, un piccolo manufatto lasciato da chi è salito prima. Non sono semplicemente oggetti collocati in quota, ma punti di riferimento, testimonianze, luoghi nei quali generazioni di uomini e donne hanno affidato alla montagna un pensiero, una preghiera, un ricordo.

Negli ultimi anni la situazione delle croci del Canin si era progressivamente deteriorata, suscitando dispiacere non solo tra alpinisti ed escursionisti, ma anche tra le comunità di Resia, Resiutta, Chiusaforte e Bovec. Tutti territori che riconoscono nel massiccio del Canin una montagna comune, capace di unire storie, popoli e vallate al di là dei confini.

Da questo sentimento condiviso è nata l’iniziativa di un gruppo di volontari e appassionati, in particolare resiani. Alcuni di loro sono legati, direttamente o idealmente, alla straordinaria esperienza del Gruppo dei Ghiri di Resia, che negli anni Ottanta contribuì in modo determinante alla conoscenza e alla valorizzazione delle montagne della Val Resia. Furono proprio quei giovani alpinisti, tra le altre cose, a lavorare sui simboli di vetta e alla riqualificazione dell’Alta Via Resiana, lasciando un’eredità che ancora oggi appartiene alla comunità.

A distanza di decenni, nuove mani hanno scelto di raccogliere idealmente quel testimone. Ridare dignità alle croci del Canin significa infatti molto più che restaurare due manufatti: significa riaffermare il valore dei simboli, ricordare chi non c’è più, accompagnare chi oggi continua a salire queste montagne e lasciare un segno a chi le salirà domani.

L’iniziativa è stata sostenuta dalle amministrazioni comunali di Resia, Resiutta, Chiusaforte e Bovec, con il coinvolgimento dell’Ecomuseo Val Resia, del Parco naturale delle Prealpi Giulie, del Cai regionale del Friuli Venezia Giulia e dell’8° Reggimento Alpini di Venzone.

Fondamentale è stato anche il contributo concreto di realtà private, associative e del territorio che hanno scelto di affiancare i volontari: Eurostratex, che ha donato la croce in legno, Carpenteria Sclauzero, Di Centa & Di Ronco per le lattonerie e per il contributo legato alla croce del Canin Piccolo, e l’Asd Val Resia, che ha sostenuto il volo in elicottero necessario nella prima fase dell’intervento.

Un plauso è stato rivolto anche alla ditta Elifriulia, per la professionalità di piloti e tecnici impegnati in un’operazione delicata, svolta in un ambiente di alta montagna. Le croci sono state quindi benedette da don Alberto Zannier, pievano della Val Resia, oltre che di Pontebba e Dogna.

È proprio questa coralità a dare ancora più valore al progetto. Il Canin è una montagna che custodisce molte storie: storie di alpinismo e di esplorazione, di guerre, di lavoro e di fatica, di confini che per lungo tempo hanno separato e di comunità che, nonostante tutto, hanno continuato a guardarsi e incontrarsi attraverso la montagna.

Oggi il Canin racconta anche un’altra storia: quella di persone, associazioni, istituzioni e comunità di due Paesi che scelgono di lavorare insieme. In un tempo nel quale resta forte il bisogno di costruire ponti, anche un gesto apparentemente semplice come prendersi cura di una croce sulla cima di una montagna può diventare un messaggio.

Un messaggio di collaborazione, pace, memoria e rispetto. Sono gli stessi valori che animano la Riserva della Biosfera Transfrontaliera Unesco Alpi Giulie, un territorio nel quale Italia e Slovenia hanno scelto di condividere non solo uno straordinario patrimonio naturale, ma anche una visione comune del futuro.

Le croci del Canin continueranno così a resistere al vento, alla neve e al tempo. Non appartengono a una sola comunità e neppure soltanto a chi raggiunge quelle cime. Appartengono idealmente a tutti coloro che, alzando lo sguardo verso il Canin, riconoscono nella montagna qualcosa che va oltre noi stessi.

Un segno per chi è passato. Un pensiero per chi non c’è più. Una presenza per chi c’è oggi. E un messaggio affidato a chi verrà dopo di noi.