Recapito Poste, per la Cgil Fvg il modello a giorni alterni è un flop e va rivisto

«La disponibilità di Poste italiane a confrontarsi col sindacato per intervenire nuovamente sul sistema del recapito va misurata sul territorio, con numeri che siano realistici e non finti. Con una riorganizzazione che non riguardi solo singole parti del territorio, come sembra voglia fare l’azienda, ma che dia nuova dignità ai lavoratori e un servizio di qualità ai cittadini».
A chiederlo è Mirella Iacone, coordinatrice regionale della Slc, il sindacato lavoratori della comunicazione della Cgil. «Nonostante il modello a giorni alterni, avviato nel 2015, abbia evidenziato da subito forti criticità – spiega Iacone – solo adesso, a seguito di unanimi e ripetute richieste dei sindacati e dopo uno sciopero, quello del 4 novembre scorso, l’azienda ha ritenuto di riprendere le trattative con il sindacato, bloccando le implementazioni previste. I giorni alterni, del resto, hanno creato tanti e tali disagi da far ammettere a Poste che in alcuni centri sussistono “criticità”. Dopo le denunce quotidiane di amministrazioni comunali, sindaci, enti, giornali e cittadini contro i crescenti disservizi, finalmente il gruppo si è reso disponibile a riparametrare i cosiddetti Grandi centri urbani per risolvere i problemi».

Ma quello che serve, per Iacone, non è qualche modifica parziale, ma una radicale ridefinizione del modello. «Modello che non ha solo portato a un peggioramento del servizio – dichiara ancora la coordinatrice Slc – ma anche a ritmi di lavoro insostenibili per i portalettere, che hanno fatto di tutto per far funzionare il nuovo modello organizzativo, ma adesso sono arrivati al limite. Se non fosse per la disponibilità di questi lavoratori, i disagi sarebbero ancora peggiori».

La Slc chiede dunque interventi «diretti e immediati», a partire dai grandi centri urbani come Trieste, «dove i disservizi parlano da soli», e da una revisione del taglio delle zone, che ha portato «problemi evidenti in tutti i territori», compresi quelli, come la provincia di Udine, dove la riorganizzazione integrale a giorni alterni partirà solo in primavera. «Cosa succederà allora se già adesso non si riconsiderano i parametri adottati per quantificare le zone in cui va diviso il territorio», chiede Iacone, che sollecita anche nuove misure per ristrutturare il servizio relativo alle commesse Equitalia, Amazon ed Editoria Veloce: «Questo – spiega la sindacalista – in modo da dare una organizzazione in grado di funzionare, agendo anche con la stabilizzazione dei lavoratori assunti in questo periodo con contratti di lavoro a rempo determinato, che si sono dimostrati indispensabili per queste commesse». È su tutti questi nodi che il sindacato attende risposte concrete, pronto a «misurare sul territorio, sulla base di dati reali, la disponibilità dell’azienda a una riorganizzazione capace di dare dignità ai lavoratori e un servizio di qualità ai cittadini».

Ad aggravare il quadro e complicare il confronto quella privatizzazione che tra giugno e luglio dovrebbe veder compiersi la sua terza tranche. « Il timore che questa operazione metta a rischio l’unitarietà aziendale e i livelli occupazionali; e che porti allo scorporo del settore recapito, ridotto a qualcosa che tanto ormai non funziona, magari per colpa dei lavoratori, per noi è sempre molto forte», commenta Iacone, preoccupata anche per il futuro dei lavoratori degli uffici, «sempre più vessati dalle pressioni commerciali, oberati da mille incombenze e nuove operatività, dai distacchi continui, dalla grave carenza degli organici, molto pesante anche in regione, tanto che in alcune filiali ai lavoratori viene chiesto di fare doppi turni per poter aprire gli uffici».

Una privatizzazione che sembra rispondere solo all’obiettivo del Governo di fare cassa, per la Cgil, rischia di ripercuotersi ulteriormente sulle condizioni di lavoro e sulla qualità del servizio, seguendo una logica che ha già portato alla chiusura degli uffici postali delle zone più periferiche, riaperti grazie al ricorso dei sindaci al Tar. «Nonostante tutto questo – conclude Iacone – constatiamo con grande preoccupazione l’assenza di un vero dibattito pubblico e l’assoluta indifferenza dei mezzi di comunicazione sulla privatizzazione, nonostante questa riguardi la più grande azienda di servizi del paese, con un’ottima redditività e concrete possibilità di crescita in tutti i settori in cui opera».