Produzione locale di latte in ginocchio, chiesto l’intervento della Commissione Europea

La questione della produzione locale di latte messa in ginocchio dall’emergenza sanitaria e dalla conseguente chiusura del canale Horeca (ristoranti, bar, catering) è finita all’attenzione della Commissione europea. A farsene carico, raccogliendo l’appello dell’assessore regionale Fvg Stefano Zannier e del presidente dell’agenzia di cluster Agrifood Fvg Claudio Filipuzzi, sono stati i due europarlamentari friulani Elena Lizzi e Marco Dreosto, che hanno inviato una lettera al Commissario all’Agricoltura Janusz Wojcjechowsky, al Commissario al Mercato Interno Thierry Breton e al Commissario per la Concorrenza Margrethe Vestager.

A loro viene chiesto di rivolgere una particolare attenzione all’evoluzione della condizione della filiera del latte sulle proiezioni dei flussi di produzione e sui casi di concorrenza sleale nei confronti dell’Italia, utilizzando l’osservatorio europeo. Inoltre, promuovere, guidare, ma soprattutto autorizzare la riduzione della percentuale di importazione di latte tra gli Stati membri in relazione al calcolo dell’eccedenza derivante dal mancato assorbimento del settore Horeca italiano. 

“La drammatica situazione causata dalla pandemia del Covid-19 in Italia sta colpendo duramente anche il settore della nostra agricoltura, in particolar modo la filiera dell’agroalimentare e il settore Horeca – scrivo i due europarlamentari -. La produzione nazionale di latte si trova a gestire un surplus difficilmente collocabile sul mercato. In sofferenza è infatti tutto il settore lattiero caseario europeo, che già a gennaio registrava una caduta del prezzo medio dello 0,7%. Un indicatore delle difficoltà del settore si evidenzia anche dall’andamento del prezzo dei grandi formaggi Dop italiani, crollato di diversi punti percentuali dall’inizio della crisi sanitaria”.

“A oggi, il sistema Italia importa dai Paesi Europei circa il 70% di latte, il quale viene impiegato soprattutto per la trasformazione in prodotto finito con successiva vendita come latte liquido o formaggi e latticini vari non Dop, principalmente nel canale della Gdo. La libera circolazione delle merci e gli scambi propri del mercato europeo prima della crisi sono oggi condizionati da non uniformi controlli doganali che rallentano e, spesso, paralizzano il transito delle merci, imponendo ai singoli mercati nazionali l’unica via di uscita di aumentare, ciascuno, la propria capacità di assorbimento della materia prima locale. Oggi non sono disponibili altri metodi per conservare un prodotto altamente deperibile come il latte visto che molti impianti per la sua trasformazione in polvere di latte o formaggi a pasta filata sono stati dismessi. Inoltre, le seppur giuste misure di controllo sanitario poste in essere per fronteggiare l’emergenza Covid-19, hanno l’effetto di rendere ancora più complicato la raccolta del latte presso i nostri produttori”.

In definitiva, Gli europarlamentari friulani chiedono di valutare, nell’ambito del nuovo framework europeo sugli aiuti di Stato, la possibilità di creare uno strumento ad hoc per le aziende di trasformazione che si impegnino nell’acquisto di materia prima agricola di origine nazionale riducendo i contratti internazionali.

L’eventuale alternativa trasformazione massiccia in formaggi stagionati, che potrebbe apparire una soluzione semplice e percorribile, rischierebbe di devastare tra qualche mese il mercato nazionale del formaggio uccidendo le filiere casearie rurali che ancora resistono nel nostro territorio.

“E’ necessario promuovere soluzioni per assicurare e facilitare il corretto prelievo del latte dalle aziende di produzione e preservare il ruolo fondamentale delle produzioni locali che oggi possono compensare almeno in parte, a un prezzo equo, la condizione di shock che si verificherà sul mercato italiano ed europeo”, concludono Lizzi e Dreosto. 

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