“Presidente Mattarella, fermi i tagli all’Ospedale San Michele”

“Le chiediamo cortesemente un passo verso l’Amministrazione regionale, affinché fermi i tagli preventivati e apra finalmente un tavolo di lavoro, con tutti i portatori di interessi. Un tavolo dove presentare le nostre proposte e le necessità dei rispettivi territori. Gemona farà la sua parte, consapevole che esiste una mediazione, che potrà trovare una condivisione che soddisfi le esigenze delle parti”. Questa la richiesta che i portavoce dei Comitati Grrupo Cicogna, San Michele, Io voglio l’Ospedale a Gemona, hanno rivolto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione della sua visita nella cittadina pedemontana per l’anniversario del Terremoto.

Lo hanno fatto attraverso una lettera che è stata consegnata dal sindaco Urbani al Capo dello Stato, al termine della visita al Duomo di Santa Maria Assunta. Nella missiva i Comitati (che all’arrivo di Mattarella, avevano esposto uno striscione polemico indirizzato alla Presidente della Regione Serracchiani, ndr) spiegano: “abbiamo deciso di inviare questa lettera, per sensibilizzarLa su un tema che ci vede protagonisti da più di vent’anni: il problema è relativo all’Ospedale cittadino, il San Michele, che esiste a Gemona dal 1259”.

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Lo striscione esposto il 6 maggio scorso in occasione della visita del Presidente della Repubblica

“Il nuovo Ospedale – proseguono – ricostruito nel 1985 a seguito della distruzione del vecchio nosocomio e della forzata demolizione di uno nuovo in fase di costruzione, è una struttura modulare, realizzata con criteri antisismici di primo grado ed è, a detta dei tecnici che lo hanno progettato, in grado di operare anche in presenza di un sisma dell’8° Mercalli. A ciò aggiungiamo che il Gemonese è la zona più sismica della Regione, che ha subito diversi terremoti disastrosi nei secoli scorsi, ultimo quello del 1976, eventi naturali che ciclicamente ritorneranno in queste zone. Testimonianze di questi eventi tellurici sono emersi, oltre che dagli annali degli storici, anche nelle stratificazioni di alcuni edifici del Centro storico di Gemona. Già con la L.R. n° 13/1995, l’Ospedale aveva perso alcuni servizi, come il Punto Nascita e il Reparto di Ostetricia/Ginecologia, che in quel tempo era considerato fra i migliori della Regione per la qualità delle prestazioni ma fino al Marzo 2016 ha mantenuto le funzioni per Acuti, a servizio di un bacino pedemontano e montano di circa 33.000 abitanti, che diventavano 50.000 con l’attrazione sul Tarcentino.

Nel 2014 l’attuale Giunta regionale e la Maggioranza, che la sostiene, ha votato una riforma della Sanità regionale, pesantemente contestata dai Comitati spontanei dei Cittadini ma anche dai Sindacati dei medici e dei paramedici. Una “riforma“ che ha ulteriormente quanto ingiustamente penalizzato questo territorio e in generale la Montagna, quasi la metà della Regione. Affermiamo questo, visto che a nord di Udine è rimasto solo l’Ospedale di Tolmezzo, anch’esso in scala ridotta. Da noi è stato tolto il Pronto Soccorso e l’annessa Area di Emergenza, trasformandolo in un Punto di Primo Intervento e si intende riconvertire l’attuale Reparto di Medicina, con i suoi 50 posti/letto, occupati al 98%, in una nebulosa Struttura Intermedia Polifunzionale: un nuovo reparto tutto da definire, che sembra dovrà occuparsi di riabilitazione cardiologica, neurologica e traumatologica. Ovvero prima i tagli e poi le eventuali soluzioni alternative.

Condividiamo alcune affermazioni della Legge in questione, come la centralità del malato, la minor ospedalizzazione possibile dello stesso e il potenziamento dei servizi territoriali. Peccato che queste siano rimaste mere enunciazioni di principi, non suffragate da fatti. Dopo la promulgazione di questa Legge, nella Regione sono sorti o c’erano già Comitati spontanei di Cittadini (Gemona, Cividale, Gorizia, Trieste, Monfalcone, Grado, Latisana, Sacile e Maniago), che hanno denunciato continui disservizi della Sanità e hanno dato voce alle problematiche insorte sui territori di competenza, con pesanti critiche in particolare al Piano dell’Emergenza/Urgenza. A fronte dell’impossibilità di dialogo e concertazione con la Regione, i Comitati spontanei di Cittadini hanno recentemente dato vita a un Comitato referendario regionale, che ha già raccolto le firme di Legge e alla fine di Maggio protocollerà la richiesta di abrogazione integrale della contestata norma.

Cogliamo infine l’occasione per ringraziarLa – conclude la lettera-  dell’onore che ci ha fatto, partecipando a nome del Popolo italiano alle celebrazioni del Quarantennale del Terremoto e confidiamo che non farà mancare il suo interessamento alle giuste aspettative della nostra gente, per quanto riguarda il diritto alla salute, costituzionalmente sancito”.

 

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