Per salvare la lingua friulana è fondamentale l’insegnamento a scuola

L’insegnamento a scuola è lo strumento fondamentale per salvare la lingua friulana e arrestare la progressiva riduzione del numero dei parlanti. È questo il concetto cardine emerso nella prima parte della terza Conferenza regionale, ospitata all’auditorium Comelli di Udine.

Gli esponenti delle istituzioni lo hanno detto chiaro e forte, entrando subito nel vivo del dibattito coordinato da Emanuele Zanon, il consigliere regionale delegato dal presidente Piero Mauro Zanin a organizzare l’importante assemblea, incaricata di fare il punto sulle politiche linguistiche relative alla marilenghe.

“Noi abbiamo il dovere – ha detto il sindaco di Udine, Pietro Fontanini – di domandare con più forza la tutela dei nostri diritti e di poter adoperare la lingua in tante e diverse situazioni. Abbiamo il diritto di insegnarla a scuola, dall’infanzia alla primaria. Credo che l’emergenza sia rappresentata oggi dalla scuola dell’infanzia, a causa del calo demografico e della mancata trasmissione linguistica”. “Quando gli insegnanti non conoscono il friulano – ha proseguito il primo cittadino – finiscono per imporre ai bambini un codice linguistico diverso”.

“Anch’io dico che il friulano deve essere insegnato a scuola – gli ha dato manforte Enrico Peterlunger, delegato dell’Università di Udine per la lingua friulana – anche se la situazione è migliore rispetto a 20-30 anni fa, quando ogni anno si perdeva poco meno del 2 per cento di parlanti mentre ora la percentuale si è abbassata allo 0,6 per cento”. Nel portare i saluti del rettore Roberto Pinton, Peterlunger ha ricordato il ruolo svolto dall’Università con la facoltà di Scienze della formazione, e il lavoro di ricerca sulla lingua intrapreso dall’Ateneo.

Anche Eros Cisilino, presidente dell’Agenzia regionale per la lingua friulana (Arlef) che ha organizzato la Conferenza assieme al Consiglio regionale, ha toccato il tema della scuola, sottolineando la necessità di trovare gli insegnanti di friulano fin dall’inizio dell’anno scolastico, per non far perdere preziose opportunità di conoscenza agli studenti. Ma Cisilino ha sviluppato anche altri aspetti, a cominciare da quello della comunicazione: “Ringrazio la Rai regionale per i suoi sforzi, ma il problema sta a Roma: con 650mila euro per il friulano è stato messo su un bando per due figure professionali: si sarebbe potuto fare meglio. Ci stanno a cuore – ha proseguito il presidente dell’Arlef – tutti i lavoratori del friulano, anche chi si occupa di relazioni nelle pubbliche amministrazioni, i nostri traduttori e il personale amministrativo: tutti dovrebbero ottenere un riconoscimento”.

“Le politiche linguistiche – ha detto ancora Cisilino – sono molto complesse, e per questo diventa fondamentale il coinvolgimento di tutta la comunità, sia di quella porzione rappresentata dai parlanti, sia di coloro i quali, per sentirsi ancora più parte integrante della comunità, desiderano imparare il friulano. La Conferenza regionale per la lingua friulana, alla sua terza edizione, ha proprio lo scopo di ascoltare le istanze di tutti”.

“Dobbiamo puntare – ha concluso il presidente dell’Agenzia regionale – come minimo ad azzerare la decrescita di parlanti, per questo dovranno essere messe in campo azioni decise, volte a interessare tutti gli ambiti della vita sociale. Per la prima volta parliamo di un Pgpl in cui si riporta chiaramente che cosa si vuole fare, chi lo deve fare, in che tempi e con quali risorse economiche”.

Del nuovo Piano ha parlato anche l’assessore alle lingue minoritarie, Pierpaolo Roberti: “E’ una grande fortuna che in regione si parlino 4 lingue ufficiali – ha osservato l’assessore, dopo aver portato i saluti del governatore Massimiliano Fedriga – perché rappresentano un tesoro di cultura. Ma c’è anche ovviamente l’aspetto negativo, ovvero che se una lingua minoritaria non viene seguita, rischia di sparire e perdersi nel tempo. Noi quel tesoro dobbiamo coltivarlo per non disperdere un patrimonio di cultura e tradizione. È il compito del nuovo Piano che non lascia nulla al caso: c’è scritto tutto quel che vogliamo fare nei prossimi 5 anni, e in questo modo ci siamo presi la responsabilità di essere misurati e valutati”.