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«Non ci siamo mai fermati ma si sono dimenticati di noi»: la protesta dei lavoratori agricoli

Non si sono mai fermati, neanche durante i periodi più duri del lockdown, ma hanno sempre lavorato per garantire il rifornimento di beni alimentari nei supermercati e per l’industria della trasformazione, “ma il Governo, con Conte prima e Draghi adesso, sembra essersi dimenticato di loro”, dicono i sindacati. Sono gli operai agricoli, florovivaisti e i lavoratori degli agriturismi: un comparto che conta un milione di dipendenti a livello nazionale e circa 16mila in Friuli Venezia Giulia, molto spesso con contratti a termine di breve durata.

Domani, sabato 10 aprile, nell’ambito della mobilitazione indetta dalle segreterie nazionali di Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila Uil, i lavoratori agricoli manifesteranno anche a Udine, con un presidio che si terrà dalle 10 alle 11.30 in via Piave, davanti alla Prefettura, nel pieno rispetto delle misure di sicurezza. «Essenziali in tutte le fasi della pandemia per portare beni primari sugli scaffali della distribuzione e sulle tavole degli italiani – denunciano i segretari regionali Claudia Sacilotto (Fai Cisl), Alessandro Zanotto (Flai-Cgil) e Pierpaolo Guerra (Uila-Uil) – i lavoratori agricoli sono stati dimenticati anche dal Governo Draghi, discriminati ed esclusi dal diritto di ricevere un minimo sostegno economico per le giornate perse di lavoro a causa dell’emergenza sanitaria. Con la mobilitazione di domani rinnoviamo la richiesta di un bonus per gli stagionali dell’agricoltura, compatibile con il reddito di emergenza. Anche a questi lavoratori, infatti, vanno garantiti diritti contrattuali, un reddito ed un adeguato sostegno».

Fermo, inoltre, il no all’ipotesi di un ritorno dei voucher, ventilata anche all’interno del Governo in vista delle campagne estive di raccolto: «Solo parlarne significa voler aprire un fronte di scontro – attaccano Sacilotto, Zanotto e Guerra – e ci opporremo con tutti gli strumenti sindacali possibili, in quanto i voucher non creano maggiore occupazione, come si vuol lasciar intendere, ma maggiore irregolarità».

Tornando alle misure di sostegno per far fronte all’emergenza, i sindacati rivendicano l’esigenza di deroghe sulle modalità di accesso alla disoccupazione agricola, che prevede un minimo di giornate, 102 nel biennio, per l’accesso all’assegno: nello specifico si chiede di “trascinare” al 2020, ai fini del calcolo dell’indennità, le giornate di lavoro maturate nel 2019. Una misura, questa, molto importante in particolare per i dipendenti di realtà come gli agriturismi, duramente colpiti da una crisi che li ha costretti a lunghissimi periodi di chiusura, riducendo drasticamente (e in certi casi azzerando) la durata di molti contratti.