Montagna FVG: strumenti e progetti per lo sviluppo ci sono, ma occorre metterli a sistema

Uscire dal concetto sbagliato di montagna come “periferia e riserva indiana”, fare un ragionamento di sistema per un rilancio complessivo dell’area, coniugando ambiente, turismo, ecomomia, pensando a incentivi nuovi per le imprese e mettendo a frutto gli strumenti normativi che già il Friuli Venezia Giulia ha a disposizione. E’ questo il quadro progettuale emerso oggi dal convegno sulla montagna organizzato dal Cantiere Friuli dell’Università di Udine e svoltosi nella sala dell’Uti della Carnia a Tolmezzo, per discutere e confrontarsi sul tema “La prospettiva della montagna nella relazione centro/periferia. L’iniziativa è stata curata da Uniud, in collaborazione con Innovalp, Coralp, proCarnia, ed è stata proposta come seconda anteprima del Festival Innovalp, con il patrocinio dell’Uti della Carnia.

L’incontro si è aperto con gli indirizzi di saluto di Anna Zilli, docente dell’ateneo friulano e delegata del Rettore alla Montagna e Autonomie Locali, dell’assessore regionale con delega alla montagna Stefano Zannier, del presidente dell’Uti Francesco Brollo, e di Pasquale D’Avolio, dell’Associazione Pro Carnia 2020.

«La necessità vera è ragionare a un sistema che vede tutti i territori sullo stesso piano e con la stessa dignità – ha detto l’assessore regionale alle Risorse Agroalimentari Stefano Zannier, con delega alla montagna -; territori che hanno bisogno di essere sostenuti in modi ovviamente differenziati, ma non possiamo pensare alla riserva indiana, un concetto sbagliato e svilente. La Regione – ha aggiunto l’assessore – ha diversi progetti per le terre alte, afferenti a diversi assessorati, che però troveranno unità nei prossimi mesi in una progettualità unica, benché articolata, per la montagna, armonizzando la valenza turistica, con l’ambiente e l’economia. Si deve fare un ragionamento di sistema».

Secondo Francesco Brollo, presidente dell’Uti della Carnia, «i temi e le criticità sono tante e non dobbiamo spaventarci; ho fatto oggi un sopralluogo nelle aziende agricole danneggiate dal passaggio di cinghiali, un tema che sembra minore, ma che ha a che fare con la tenuta della nostra agricoltura e della nostra economia, dunque ci sono i macrotemi, ma anche le piccole cose di ogni giorno, che vanno seguite e che noi cerchiamo come Uti di affrontare».

Giuseppe De Rita

Poi l’attesa relazione di Giuseppe De Rita, presidente e fondatore della Fondazione Censis, esperto sociologo ed editorialista di fama, sul tema “Le tante variabili della montagna”. De Rita ha sottolineato «la montagna è sempre stata considerata un oggetto lontano per noi italiani, e questo si è notato, nonostante tante leggi, perché una certa lmarginalizzazione sta nella cultura, Tuttavia, in questi ultimi anni – ha proseguito – si è riconosciuto che in una società come la nostra c’è bisogno di uno ‘scheletro’ montano. E nei periodi della crisi 2011-2016 – ha puntualizzato il sociologo – noi italiani abbiamo reagito con quello che è lo ‘scheletro’ contadino della nostra civiltà, che appunto è anche parte della nostra montagna».

Subito dopo, la tavola rotonda coordinata da Elena D’Orlando, direttrice del Dipartimento di Scienze Giuridiche, Università degli Studi di Udine, con gli interventi di Alberto De Toni, rettore dell’Università degli Studi di Udine, Romano Lepre, presidente dell’Associazione Pro Carnia 2020 e Giuseppe Mareschi, presidente Coralp.

«Le azioni da fare sono molteplici – ha rilevato il rettore De Toni – ,ma la più importante a mio avviso è l’attrazione e la crescita dell’imprenditorialità nelle aree montane della Regione. Alla fine – ha continuato – la leva più forte che crea ricchezza nei territori è rappresentata dalle imprese che creano,lavoro, scambi e servizi. Si deve pertanto riprendere in mano il tema dell’incentivo ai nuovi imprenditori con misure straordinarie, da piano Marshall, perché –  ha concluso – lo spopolamento delle aree montane è preoccupante, dunque bisogna ripartire dalle occasioni di nascita di nuove imprese».

Stefano Zannier

Elena D’Orlando, invece, ha evidenziato che la nostra regione ha a sua disposizione nuovi strumenti sia dal punto di vista degli assetti istituzionali, sia della disciplina economica. «Sul primo versante – ha detto – ha la possibilità di disciplinare con propria legge l’ordinamento degli enti locali e quindi può anche creare forme di governo locale per la montagna differenziate e adatte alle reali necessità del contesto montano. Dal punto di vista economico-finanziario – ha aggiunto – la Commissione paritetica del Fvg ha approvato già nella scorsa legislatura una norma importante, quella sulla fiscalità di sviluppo e di vantaggio, che può consentire di effettuare interventi di incentivo, dunque dal punto di vista normativo abbiamo uno strumentario già significativo di cui poterci avvalere».

Il prof. Mauro Pascolini, responsabile di Cantiere Friuli, da parte sua ha precisato che «questo è un ulteriore passo concreto dell’attenzione dell’Università di Udine e in particolare del progetto Cantiere Friuli, verso la montagna. E’ un ulteriore passo, dopo le riflessioni sulla demografia delle aree montane regionali, sviluppate dall’Officina Demografia e Territorio, verso la costituzione di una Officina dedicata ai temi della montagna, una montagna che, di fronte alla globalizzazione e ai cambiamenti climatici, assume un ruolo centrale non solo come luogo di produzione di beni e servizi ma pure come laboratorio per la sperimentazione di percorsi innovativi per la costruzione di modelli di sviluppo sostenibili».

A seguire, il dibattito e le conclusioni, infine un omaggio in musica al maestro Giovanni Canciani (1936-2018), dal titolo “L’arte consola la storia e salva l’uomo in questa terra e forse anche oltre”. A eseguirlo magistralmente sono stati  l’Orchestra Jacopo Linussio, il Coro di San’Ilario, diretti dal maestro Daniel Canciani Prochazka.

In collaborazione con il festival Innovalp, l’Università di Udine ha sviluppato nella stessa giornata l’iniziativa “Innovalp @ Uniud on the road, Esercizi di Futuro Complesso”. «Con gli studenti dell’ateneo, gli studenti delle scuole superiori di quest’area si sono messi alla prova – ha spiegato la professoressa Anna Zilli – , attraverso una serie di tavoli itineranti per lo studio del futuro delle diverse aree della montagna friulana. Un percorso molto sfidante – ha aggiunto -, ma abbiamo avuto un’ampia e convinta risposta da parte dei giovani, che sono coinvolti nei tavoli oggi in diversi centri della regione insieme a una classe del corso di Laurea in diritto per le imprese e le pubbliche amministrazioni, che a Innovalp il prossimo 29 marzo presenterà i propri lavori ».

Nel seminario, i partecipanti sono stati coinvolti in un “esercizio di futuro”, in cui hanno condiviso timori, aspettative e innovazioni da coltivare per avvicinarsi a futuri localmente e concretamente desiderabili. Hanno assistito alle prove, sia studenti di UniUd che partecipanti generici. E tutto questo in quattro sedi: Maniago, San Pietro al Natisone, Tolmezzo, Moggio. La segreteria scientifica dell’iniziativa è a cura di Elena D’Orlando e Anna Zilli.

Giunto alla terza edizione, che si terrà dal 27 al 30 marzo a Tolmezzo, Innovalp è il festival delle idee per la montagna, evento che rivoluziona il paradigma narrativo al quale siamo abituati quando si parla di montagna: da luogo della difficoltà a luogo dell’accoglienza capace di dare opportunità. Dalla sua nascita, il festival si pone l’obiettivo di far riflettere sulla dimensione antropologica e culturale della montagna, per comprendere il contesto montano e scoprire da dove nasce la dicotomia esistente fra origine e destinazione di un territorio. Il tema di quest’anno è “Voglia di volare – La montagna come luogo in cui trasformare le disuguaglianze in opportunità di crescita”.

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10 pensieri riguardo “Montagna FVG: strumenti e progetti per lo sviluppo ci sono, ma occorre metterli a sistema

  • 23 Marzo 2019 in 16:40
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    Si è notata presenza amministratori locali veramente sconvolgente,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,

  • 23 Marzo 2019 in 17:40
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    Scusa ma in che senso

  • 23 Marzo 2019 in 21:33
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    Iussa, gli amministratori locali della Carnia, sono tutti “studiati”; hanno competenze ultraterrene, conoscono la storia, il diritto, l’economia; ogni studio ed approndimento che riguardino le problematiche della Montagna; le buone pratiche, i successi, le sinergie degli amministratori di altre Regioni italiane o europee viene attentamente valutato…
    Cosa vuole che si vada a “perdere tempo”…
    Dopotutto i risultati si vedono…

  • 24 Marzo 2019 in 7:03
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    Se e’ x questo c’erano ben 3 studenti universitari presenti. Una dimostrazione di partecipazione che non ha bisogno di commenti.

  • 24 Marzo 2019 in 8:57
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    … non siate così prevenuti … magari si saran premurati di avvertire qualcuno di registrare l’intero incontro, così da rivederselo con calma quando gli altri impegni avran permesso loro una tregua.

    • 24 Marzo 2019 in 12:38
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      Personalmente penso che non ci servano tutti questi convegni per ripopolare i paesi vuoti non solo della Carnia ma di tutte le zone depresse d’Italia. Una semplice Legge Nazionale (con pochi e chiari criteri) che stabilisca che chiunque stabilisca la residenza in uno di questi paesi chiamiamoli depressi, abbia tutta una serie di benefici economici. Dalla totale esenzione dell’IRPEF (i pensionati invece di andare all’estero potrebbero ripopolare molti di questi paesi) all’esenzione dell’IVA ed altri adempimenti contabili per tutte le aziende attive in queste localita’ disagiate.
      Non dovremo dilapidare soldi pubblici a finanziare i soliti amici degli amici.
      Le agevolazioni fiscali se andiamo a vedere non influirebbero granche’ sul debito pubblico mentre il risparmio di contributi pubblici che non hanno mai dato risultati sostanziali, sarebbe invece notevole.
      Senza contare poi che molte attivita’ e negozi chiusi potrebbero essere riaperti.
      Gino Gaier

      • 25 Marzo 2019 in 18:34
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        Buona quella di Gino.Meriterebbe approfondire attentamente sua possibile applicazione. Mi pare semplicistica visto che i nostri amministratori e politici in genere amano le cose “complesse” . Mandi

  • 24 Marzo 2019 in 10:24
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    mi sembra di ascoltare da svariati anni più o meno le medesime ricette per porre rimedio al Declino della montagna…un declino, per inciso, non solo economico ma culturale e demografico. Ma capite che con questi tassi di natalità così bassi tra 50 anni la Carnia è pressoché deserta. Piano Marshall? Altri soldi…a vuoto. Attuazione dell’art. 44 della Costituzione, unica cabina di regia per veicolare gli investimenti pubblici (con progetti sostenibili nel campo del turismo) in favore della montagna attingendo in primis a quelli europei…e una classe politica accorta e attenta potrebbero rappresentare,a mio avviso, una cura per iniziare a creare un percorso virtuoso per la rinascita della montagna

  • 27 Marzo 2019 in 21:07
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    scusate se intervengo ma da anni si sente bla bla bla senza fatti ,inizino con la viabilita di montagna a mantenere puliti i sentieri,i rivoli e i fiumi andate a fare un paio di giretti all estero vicino a questi siti cosa ce, nn sono capaci di fare neanche copia incolla, con un po di decoro e abellimenti ,anche dove il turismo e minore e nn solo dove arriva comunque, mi piacerebbe tanto essere piu precisa ma resisto visto il risultato avuto fino adesso con le mie richieste,tutto inutile…………………………………………mi piacerebbe vedere i progetti ,aspetto con ansia

  • 28 Marzo 2019 in 11:17
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    Io penso che se iniziamo a NON DARE PIU’ CONTRIBUTI PUBBLICI (che negli ultimi 50 anni non sono serviti a niente se non ad impoverirci ancora di più) ma agevolazioni fiscali mirate, sia ai pensionati (come detto precedentemente) che alle piccole aziende artigianali/commerciali/turistiche, i piccoli paesi si ripopolerebbero e non solo ci sarebbe un rifiorire di attività commerciali al servizio dei nuovi residenti, ma anche tutto un contorno di piccoli artigiani (muratori,idraulici,elettricisti,imbianchini,ecc.) che potrebbero vivere di questo ripopolamento. Senza contare poi che se i paesi rivivono, anche il turismo di conseguenza rinascerebbe.
    Lo sanno tutti che la gente va dove c’è altra gente. E’ come nei Bar. Se lo vedi vuoto, che ci entri a fare?
    Ma ho paura che con i politici che ci ritroviamo (di qualsiasi colorazione politica essi siano), le cose continueranno ad andare come sono andate finora. A predicare son tutti bravi. A realizzare molto, ma molto meno.

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